Jardim Denise

Una storia degna di essere raccontata e bella da leggere.

“Avevamo ancora tanto amore da dare e l’asilo di Capo Verde è stata l’opportunità perfetta”. Nel 2002, Anna e Lorenzo sono partiti per un’esperienza completamente nuova a Fogo, un’isola di Capo Verde. Il Jardim Denise è nato per ricordare Denise, la figlia di Anna e Lorenzo. Denise era una ragazza di 21 anni che studiava Psicologia all’Università di Torino e la cui vita si è fermata nel 2001 all’età di 21 anni a causa di un incidente stradale. Immergetevi ora in un racconto di pura bellezza, di coraggio e di amore infinito.

Che cos’è Jardim Denise?

Il Jardim Denise è un asilo su due piani: il primo piano corrisponde alla scuola materna e accoglie gli alunni dai tre ai sei anni, mentre al secondo piano si trova l’asilo nido con i bambini da zero a tre anni. Ospita circa sessantacinque bambini, quattro maestre, una coordinatrice e una cuoca. Gli alunni ricevono anche il pranzo, che consiste in un piatto unico, equilibrato tra proteine, ferro e carboidrati. Inizialmente, la parte superiore non era adibita ad asilo nido, ma serviva come appoggio alla comunità locale, dove si incontravano per la preghiera o dove si riuniva la gioventù francescana. L’orario dell’asilo si divide in due turni poiché, secondo le regole, non si possono tenere più di venticinque bambini per aula, di conseguenza si ha quello del mattino dalle 8 alle 12 e quello del pomeriggio dalle 14 alle 18 circa. Le famiglie pagano una tassa di cinque euro al mese per ogni bambino che frequenta il Jardim Denise, in questo modo sono motivate a mandare con più costanza i loro figli all’asilo. Purtroppo, però, non tutti possono permetterselo e, in caso di difficoltà, sono Anna e Lorenzo che pagano per loro, cosicché tutti abbiano la stessa opportunità. I lavori all’interno dell’asilo sono iniziati nel 2002 e l’inaugurazione è avvenuta nel 2003. Una volta arrivati a Capo Verde, Anna e Lorenzo sono stati accolti da un frate, Padre Federico, che si trova sull’isola ormai da quarant’anni. È stato lui a portarli all’interno dell’asilo che, prima di diventare il “Jardim Denise”, sembrava una cantina diroccata e, per questo motivo, veniva chiamato “l’asilo dei poveri”. Grazie all’intervento di Anna e Lorenzo, i bambini che frequentavano quell’asilo sono finalmente al pari degli altri, non c’è più un asilo dei poveri e, soprattutto, non ci sono più distinzioni di classe, dato che i bambini sono tutti uguali. Infine, questa struttura è l’unica ad avere dei giochi: tre scivoli, delle giostrine e dei cavallini, il tutto portato dall’Italia, insieme ai vestiti per i bimbi che vengono divisi per taglia, età e sesso.

Come funzionano le donazioni?

Il Jardim Denise nonostante non riceva, in quanto associazione privata, ingenti donazioni ha comunque un’importante rete di piccoli donatori perchè, come dice Anna, “gli italiani sono molto
generosi”. Le offerte arrivano dagli amici, dai volontari, dalle scuole, o anche dagli sposi. Con queste offerte si aiutano innanzitutto i bambini, in seguito quello che rimane viene investito nell’asilo. Per quanto riguarda, invece, i lavori di ristrutturazione e di ampliamento del Jardim Denise, essi sono a carico di Anna e Lorenzo. Sono stati loro, inoltre, ad aver portato l’acqua una volta arrivati a Fogo, essenziale per l’asilo, così come la luce.

Perché Capo Verde?

La scelta di Capo Verde è stata dettata dal caso. Un sabato pomeriggio Lorenzo, tornato dal lavoro, accese il televisore e vide un documentario che parlava di Capo Verde, in particolare di un ospedale in costruzione che aveva bisogno di tecnici volontari. Nel frattempo, era arrivato loro un invito a partecipare ad una riunione ad Alba. In quel periodo, Anna e Lorenzo cercavano in tutti i modi un’evasione, cercavano di fuggire dai ricordi. Sembrava che più lontano si andasse, meno il dolore venisse percepito, anche se si sa che il dolore rimane sempre lì. Arrivarono quindi ad Alba, ad una riunione di viaggi. Lorenzo, interessato a Capo Verde, chiese qualche informazione in più. Il signore che gli stava parlando ad un certo punto gli domandò che lavoro facesse e, una volta scoperto il mestiere di Lorenzo, gli disse: “Vuoi partire domani mattina?” e così Lorenzo capì di star parlando con il responsabile dell’ospedale di Fogo in persona. Lorenzo accettò subito l’offerta e, dopo circa venti giorni, il tempo di fare i passaporti, partirono per questa nuova avventura.

Pian piano iniziarono i lavori dell’asilo, grazie anche all’aiuto del personale dell’ospedale in cui stavano lavorando e della gente locale. Il progetto è stato accolto magnificamente dai locali, soprattutto dagli anziani, felicissimi di vedere i loro nipoti crescere in un ambiente così bello e pieno di gioia come quello del Jardim Denise.

La lingua

A Capo Verde si parlano il portoghese e il creolo capoverdiano. In generale, le persone locali preferiscono utilizzare il creolo, anche in situazioni formali. Per quanto riguarda il volontariato, non è necessario conoscere questa lingua, come testimoniano i due volontari: Emanuele e Lorenzo. Una volta arrivati sull’isola, si imparano le parole dai bambini oppure delle frasi quali “non farlo”, “stai attento” e “vieni qua”. Con i bambini ci si può benissimo far capire con i gesti. Non è quindi un requisito specifico sapere il portoghese per andare là, ma se si conosce la lingua è più semplice instaurare un dialogo con la gente locale.

Qual è la particolarità di questo progetto?

Secondo l’esperienza dei volontari, la particolarità di questo progetto sta nella sua piccola dimensione. È come essere in una grande famiglia: si discute, si parla e si chiacchiera. Al Jardim Denise non si è solo un numero, si lascia una traccia di sé. Due sue caratteristiche sono quindi la familiarità e la condivisione: alla sera ci si ritrova a tavola insieme, ci si racconta le avventure e le emozioni provate durante il giorno. Chiunque scelga di andare al Jardim Denise, lascia qualcosa di sé: dal disegno che rimane sulle pareti dell’asilo alle esperienze con i bambini. I volontari ricevono e, allo stesso tempo, lasciano molto. Il Jardim Denise può essere dunque definito come “una casa piena di ricordi di tutte le persone che sono passate”. Ci sono stati gruppi di ragazzi volontari che non si conoscevano a Fogo e, quando sono tornati in Italia, a distanza di tempo, si sono sposati e si ritrovano ancora per occasioni come matrimoni o battesimi. Questo dimostra che, oltre
all’esperienza arricchente del volontariato, si instaurano delle bellissime amicizie. Un’altra particolarità del Jardim Denise è infatti la profondità delle relazioni che si creano. C’è quindi un fortissimo senso di comunità, di amicizia e di rispetto.

Che tipo di volontariato offre il Jardim Denise?

Il volontariato, come il progetto in generale, è fatto di piccole cose. Ogni volontario è libero di gestire la propria giornata: c’è chi dipinge, chi aiuta i bambini, chi fa la spesa. Con i bambini si gioca e si fanno attività, come la danza e il canto. Tutto si basa molto sull’improvvisazione, è il volontario che deve mettersi in gioco, è molto semplice far felici i bambini, l’importante è dar loro attenzione e amore. Normalmente, a parte quest’anno a causa del COVID-19, i bambini vengono anche portati in gita con i volontari e si allestiscono dei teatrini. I bambini capoverdiani sono inoltre molto generosi, per esempio quando viene data loro la merenda, ne offrono sempre un pezzo agli altri.

Riguardo, invece, alla spesa, si può andare al mercato e quella è anche un’occasione per fermarsi a parlare con la gente del posto e mangiare un piatto tipico. I volontari che scelgono il Jardim Denise hanno inoltre “vitto e alloggio”. C’è un locale su due piani annesso all’asilo: al primo piano si trova la cucina e al secondo piano, la camera da letto. La camera consiste in uno stanzone con dei letti al suo interno e lì dormono i volontari.

Per concludere, l’esperienza di volontariato al Jardim Denise è bella perché è vissuta con tranquillità e con libertà. Ognuno è libero di gestire la propria giornata.

Curiosità

Il primo anno che hanno aperto l’asilo, c’era una bellissima bambina bionda che si chiamava Denise, quando era piccola, Anna le diceva sempre: “Se non avessi mamma e papà qua, ti porterei in Italia”. All’età di quindici anni, la bambina non dimenticò quelle parole e disse ad Anna: “Ti ricordi quello che mi avevi detto da piccola all’asilo? Che mi avresti portata in Italia”. Questo esempio mostra come i bambini non si dimenticano né le persone né le esperienze vissute. Alla fine, questa bimba partì per gli Stati Uniti con il padre.

Al compleanno, la prima fetta di torta viene data alla persona che uno reputa più importante. Un bambino di nome Sandro la diede a Lorenzo.

Qual è il ruolo della donna a Capo Verde?

La società capoverdiana è una società matriarcale. La donna ha un ruolo centrale, è il fulcro della famiglia. È la donna che sceglie l’uomo ed è la donna che lavora. Se si apre il portafoglio di un uomo di cinquant’anni, si troverà la foto della mamma, perché spesso i papà sono assenti. Questo è semplicemente il loro tipo di cultura.

“Noi abbiamo dato tanto e abbiamo ricevuto il doppio, quando dai, ricevi”. Ricevere in senso umano, non materiale. Quando si ha un grande dolore, la visione del mondo cambia. I bambini di Capo Verde hanno dato ad Anna e Lorenzo la forza di continuare: nei momenti bui la possibilità di ripensare ai bei momenti trascorsi all’asilo o alle risate dei bambini era un incentivo per alzarsi al mattino, andare a lavorare e vedere il mondo con occhi diversi.

Un ringraziamento speciale ad Anna e Lorenzo Maccagno e ai due volontari, Emanuele e Lorenzo, per l’intervista.

Morena Bergia

Pubblicato da Grandi Storielle

Siamo sei ragazze, Carola, Celia, Hannah, Livia, Morena e Sara che si sono conosciute in Erasmus a Chambéry e hanno ora deciso di mettere a disposizione la loro piccola ma grande arte per tutti.

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