La Grande Storiella di Fiori di mandorlo

Io e Claudia ci siamo conosciute a Parigi e abbiamo subito capito che qualcosa di grande, di molto grande ci accomunasse: una grandestoriella. Con lei, do inizio ad una serie di interviste a tutti quei giovani che hanno una grandestoriella da raccontare.


E la sua incomincia in un modo sorprendente, perché l’origine di tutto è una visita in un museo di Londra. Vero Claudia?
Eh sì, tutto è iniziato alla National Gallery, più precisamente nel suo bookshop, dove stavo cercando una collana con un quadro, Gli Ambasciatori di Hans Holbein, che avevo recentemente studiato per un esame all’università, il mio primo 30. Cercavo qualcosa di significativo da portare sempre con me. Ma non c’era nulla. Intanto ero tornata a casa, era passato del tempo, e continuavo a pensare a questo gioiello che avrei tanto voluto indossare. Così ho incominciato ad informarmi sul mondo dell’artigianato, anche attraverso pagine di instagram, chiedendomi: «Perché non me la posso fare da sola questa collana?» E tutto è iniziato veramente così, per gioco. Ho aperto un sito online, ho comprato delle basi, i primi materiali, e sono andata in stamperia dove ho fatto rimpicciolire l’immagine. Tra le cose strane di questo inizio c’è anche il fatto che io non abbia scelto quel quadro che volevo, ma un altro: Ramo di mandorlo in fiore di Van Gogh, che mi piaceva molto. Una volta ottenuti tutti i materiali ci ho lavorato su ed è nata questa collana. Indossando questo gioiello, amici e colleghi all’università se ne sono incuriositi e mi hanno chiesto di poterlo fare anche per loro. Non mi ricordo bene quando sono passata a pensare per gli altri oltre che a me stessa. Ho aperto la pagina instagram il primo di dicembre, che si sarebbe dovuta per forza chiamare Fiori di mandorlo.

Ma poi una collana o comunque un gioiello su Gli Ambasciatori l’hai realizzata?
No, non ancora. Conto di farla per un’occasione speciale. È un quadro enorme, e quasi nessuno se ne accorge ma c’è un teschio alla base dell’opera, posto in prospettiva. E mi piace molto, ed essendo pieno di dettagli, è complicato ruscire a metterlo in un gioiello. Ma mi inventerò qualcosa.


In generale cosa vendi?
Collane, bracciali, orecchini, segnalibri, fermagli per capelli, spille e altri accessori che possono essere indossati.

Alcune creazioni di Fiori di mandorlo


Quando vai a visitare un museo, farai sicuramente tappa fissa al suo bookshop, ecco vorrei sapere il tuo parere, perché io molte volte ne esco un po’ amareggiata.
Entriamo in un campo minato. Ci sono cose molto carine soprattutto a livello di libri, ma a livello di accessori, parlo di quelli da indossare quindi il mio ambito e riferendomi solo ai bookshop che ho avuto modo di visitare, vi è una grande carenza. E anche questo è uno dei tanti motivi per cui ho voluto poi lanciare Fiori di mandorlo.


Ho visto che su Instagram hai lanciato un hashtag #claudiarte, qual è il tuo rapporto con l’arte?
Mi è sempre piaciuta ma, con lei, non ho sempre avuto un buon rapporto. Forse anche a causa della mia professoressa di storia dell’arte che mi definiva libresca… Ma poi ti sembro libresca io? ( Ci mettiamo a ridere ) Ero più appassionata di storia e filosofia mentre la passione vera e propria per l’arte è nata dopo, all’università e quando ho finalmente iniziato a visitare i musei, a vedere quei quadri dal vero, dal vivo. Quando ho visto per la prima volta Gli Ambasciatori ho pianto. E da lì ho capito che c’era qualcosa che doveva uscire, venir fuori ed eccoci qui.


E allora parliamo dell’arte ma attraverso la tua creazione, attraverso Fiori di mandorlo.
Ecco io lo dico subito: io non faccio la collana per venderla. Io la faccio secondo l’idea di raccontare l’arte in un modo diverso. Non studio arte, non sono di questo mondo, non ho le competenze per parlare d’arte però io ci provo a modo mio, mettendoci anche la mia storia. E cerco di valorizzare il rapporto tra l’arte e la persona e la storia della persona. Propongo il mio lavoro più sull’aspetto emotivo ed empatico che sull’aspetto prettamente tecnico.


E in questo modo l’arte diventa più concreta, te la porti sempre con te e diventa anche un modo di presentarsi, indossando dell’arte. E poi volevo parlare della tua passione per Monet e dei tanti gioielli che riprendono i suoi quadri e, visto che l’ottava storiella riprende l’opera DONNA CON PARASOLE, volevo chiederti di questo quadro.
Sì faceva parte di una collezione ed è sold-out. Monet mi piace, è tra i miei preferiti. C’è una storia dietro, credo che Il ponte giapponese sia stato il primo quadro che abbia visto nella mia vita, o almeno di quella che ho ricordo. Con Monet c’è un legame dall’infanzia.

Donna con parasole, Monet


C’è un artista che ti piace molto ma che non hai ancora realizzato?
Sì, non posso per una questione di diritti di autore ma io adoro Magritte, Hopper e uno dei miei sogni sarebbe fare una collezione su Frida Kahlo.


E invece hai mai ripreso artisti italiani?
Sì, Previati e Caravaggio.


Ultimo ambito, che mi piace moltissimo. Recentemente hai fatto incontrare l’arte con la letteratura e hai lanciato un nuovo hashtag. Ed ecco a voi dopo #claudiarte la #letterarte! Parlacene un po’.

#Letterarte è la cosa di cui vado più fiera. Perché unisce i miei due mondi: li prendo e li fondo a modo mio, secondo un mio intuito. È la collezione in cui riesco ad esprimermi maggiormente. È partita l’anno scorso, con Lolita di Nabokov, uno dei miei libri preferiti in assoluto. Essendo lui un grande appassionato di farfalle, avevo trovato quest’artista, Van Schrieck, che le dipingeva. Li ho uniti ed è nata questa collezione.

Un esempio di Letterarte

Quindi vi è sempre una corrispondenza tra la parte scritta e quella figurata?
Sì, non è mai casuale. Per esempio, dopo Lolita, sono arrivate Le Lettere a Theo, dove ho unito i quadri di Van Gogh alle sue stesse parole.


Direi a questo punto di parlare del tuo slogan che l’arte riveli la tua luce.
Io vorrei che attraverso un quadro, una frase, ci si riesca ad esprimere, a trovare se stessi, a sentirsi parte di qualcosa. Arte e letteratura mi hanno aiutato tantissimo in molti momenti e sono per me un porto sicuro e questo è l’obiettivo di Fiori di mandorlo. Quello che faccio io, lo fanno in tanti e magari anche meglio, ma il mio vuole portare questo messaggio.


Potremmo dire che vuole trasmettere la sua grandestoriella, la grandestoriella che ognuno si porta dentro. Ti volevo ancora chiedere qualcosa sul futuro. Il tuo progetto, come il mio, rientra nel mondo umanistico e letterario che ha tantissime sfacettature e che può prendere diverse forme. Per me grandistorielle rimarrà un luogo dove tornare a scrivere e che mi accompagnerà per la vita. Essendo questo un progetto non legato solo alla vendita ma più ad una passione, ad un’idea che hai tu dell’arte e della letteratura, pensi che ti accompagnerà ancora per molto tempo?
Sì. Ho la speranza che possa continuare e migliorare, mi piace l’idea che possa evolversi in un qualcosa di più e possa arrivare agli artisti. E poi per me l’Italia è il paese dell’arte per eccellenza e se posso, o se potrò, mi piacerebbe far qualcosa di più grande, finalizzato anche ad aiutare chi vuole lavorare nell’ambito ed esprimersi magari attraverso i miei strumenti.


Ultima domanda, visto che si avvicina il Natale, cosa significa regalare o ricevere un gioiello di Fiori di mandorlo?
Questa è una bellissima domanda. Innanzitutto faccio ancora fatica a immaginare le persone che mettono sotto l’albero di Natale una mia creazione. Chi regala Fiori di mandorlo a Natale sta regalando un pezzo d’arte, è vero, ma soprattutto un qualcosa di bello per la persona. Un qualcosa in cui potersi riconoscere, una storia, un momento o magari un ricordo, un pezzo di vita e di bellezza. Quando le creo, io penso ad una storia, ad un messaggio. Se continuo a vendere Ramo di mandorlo in fiore in quel modello è perché è stata la mia prima collana, la collana numero zero e io non la cambierò mai. Per me è la storia, e quindi chi regala quella collana regala anche un pezzo di storia di Fiori di mandorlo.


E, per collegarmi alla prossima grandestoriella che uscirà venerdì, dove parlo di una fioreria dove chi va a comprare non sta solo prendendo un fiore ma un messaggio, penso infatti che regalando, per esempio, Ramo di mandorlo in fiore, io stia anche mandando un messaggio.
Sì, anche perché quel quadro significa nascita e rinascita.


E io aggiungo che mandi anche il messaggio di sostenere queste piccole realtà come Fiori di mandorlo, che è nato quasi quattro anni fa e ormai è sbocciato ed è per tutti voi, per tutti noi.

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