La grande storiella di Radical Ging

Parliamo di due ragazzi, Marco e Davide, che, da un’amicizia su facebook e tante passioni in comune, decidono di scrivere e creare la loro Grande Storiella, che ha come titolo: Radical Ging. Davide continuava a dire che avrebbe voluto aprire un blog, e così, dopo molto tempo, Marco lo ha creato di nascosto, senza dirgli nulla.

Marco: Ho aperto le pagine social e il blog. Ho fatto qualche foto e quando poi ci siamo incontrati gli ho detto: -Ecco qua, ho aperto tutto.-

Parto con una domanda che ho fatto a tutti gli altri ragazzi e ragazze che ho intervistato. Credete che questo blog sia un’esperienza letteraria, culturale, di un periodo o un’esperienza di vita che proseguirà in futuro con le vostre carriere?

M. Sicuramente cambierà, come ogni cosa. Come vedi è tutto sempre in trasformazione: a seconda di come cambiano gli strumenti, cambia la comunicazione che fai, quindi darti una risposta definitiva è un po’ difficile. Certo è che è uno zoccolo duro, una base che ci sarà sempre.

Davide: Idealmente mi piacerebbe portarlo avanti ancora a lungo, cambiando forma e magari anche piattaforma. E vediamo cosa ci riserva il futuro.

Parliamo di questa nuova figura nel mondo letterario. Come valutate il ruolo del bookinfluencer?

D. Anche in questo caso dipende, secondo me, perché esistono bookinfluencer molti diversi fra loro e che quindi hanno approcci diversi: chi fa solo vedere i libri nelle storie, chi ci mette di più la faccia, chi si appoggia, come noi, al profilo instagram come strumento per arrivare al blog. Altre figure, che sono quelle diventate più famose ultimamente, si appoggiano solamente su instagram per discutere di libri, in questo caso si parla di bookstagrammer invece che di bookinfluencer. Non so molto giudicare questa figura, in realtà non mi considero neanche tale… ride.

Come si instaura il rapporto tra le case editrici e il bookinfluencer?

D. Dal punto di vista delle sponsorizzazioni, le case editrici iniziano a contattarti dal momento in cui hai un seguito molto grande, per lo meno sopra i 10k, cosa che ti consente per altro di utilizzare lo strumento dello swipe up ed inserire nelle storie i link che potranno quindi essere raggiunti direttamente dalla storia stessa.

M. Con sponsorizzazione si intende che ti pagano, che ricevi dei soldi eh.

D. Sì. A volte possono anche esistere nella ‘‘nanosponsorizzazioni’’, è successo anche a noi qualche volta. Ma sono meno frequenti nel tempo. Mentre il rapporto tra case editrici e il bookinfluencer più piccino può nascere o perché richiede dei libri alla casa editrice, oppure proprio perché quest’ultima ha scoperto il tuo profilo e le piace il tuo modo di raccontare i libri.

M. Possiamo dire che bookinfluencer sia il termine del macrogruppo, che contiene varie figure come il bookstagrammer, booktuber e il bookblogger. Noi ovviamente ricopriamo due di queste figure. Bookinfluencer vuole semplicemente dire che parli di libri su internet, dando consigli. Per quanto riguarda le case editrici, anche noi quando avevamo superato i 1000 followers avevamo fatto varie richieste, che hanno portato, per esempio, alla collaborazione con Fazi editore. Molte volte hanno proprio bisogno di questa nostra figura perché, soprattutto in Italia, le case editrici fanno fatica a stare dietro ai social. Credo che vengano ancora visti come strumenti frivoli.

Foto di un post della pagina Radical Ging

Sì, anche secondo me vi è ancora una fetta della rappresentanza culturale italiana che considera i social come un mezzo un po’ ‘basso’ per arrivare al lettore, quando invece devo dire che, soprattutto da quando ho aperto il blog, ho scoperto come si possano presentare contenuti molto validi anche sui social. Ma passiamo ad un’altra domanda: in Italia, per quale motivo, secondo voi, si legge ancora così poco, nonostante i diversi mezzi che si hanno a disposizione? Le statistiche purtroppo parlano chiaro…

M. C’è un forte classismo all’interno della compagine dei lettori e questo è innegabile. Questo classismo, a volte, è veritiero, altre volte soltanto di riflesso. Tanta gente non si avvicina alla lettura sia per un motivo strutturale, infatti durante la crescita la lettura non diventa un punto importante per la formazione, e le statistiche, come dici tu, parlano chiaro: si legge molto da bambini e si inizia a perdere la passione per la lettura verso l’età delle medie; sia perché un libro è meno fruibile di una serie di netflix. Il libro richiede attenzione, più tempo, e una volta che ci si avvicina alla lettura si riscontrano molte barriere. La lettura è un muscolo, dev’essere allenato e pian piano ti rendi conto che quello che leggi non deve per forza piacere a tutti, e lì impari che il bello della lettura è leggere quello che vuoi, senza pregiudizi. Bisogna superare quel punto, io rivendico il diritto di leggere ogni tanto qualcosa di più popolare anche perché tutta la letteratura è intrattenimento, alta o bassa che sia.

D. Le motivazioni sono tante e complesse, legate sicuramente allo stato della cultura italiana. Sono in parte d’accordo sul tipo di comunicazione inter-nos che si riscontra in certi ambiti culturali. Ogni tanto sembra quasi che gli scrittori, alcuni, non scrivano tanto per i lettori quanto più per gli altri scrittori o per certi circoli. Tutto insieme fa.

E voi invece cercate di avvicinare, chi vi segue, alla lettura. E lo fate attraverso consigli e recensioni. Trovo ci sia molta responsabilità nell’atto di recensire un libro. Voi come vi preparate a questo compito?

D. Abbiamo due approcci diversi.

Io, in fase di lettura, non annoto nulla. Marco ride perché devi sapere che c’è sempre una discussione su questo aspetto. Raccolgo i miei pensieri alla fine della lettura e, prima di iniziare a scrivere, faccio una bella ricerca sia sull’autore, sia su eventuali interviste rilasciate sul libro da recensire e altre opere. Solo dopo butto giù il testo.

Davide e Marco

M. Ma in realtà è quasi uguale ora che ci penso. Io rivendico il diritto di sottolineare a matita i libri. Per il resto è fondamentale il background dell’autore o dell’autrice. Invece, quando facciamo i post di approfondimento, per altri autori, come Agatha Christie, lì si va anche a cercare quello che abbia portato l’autore a scrivere quel determinato libro. Quindi si prendono in analisi la biografia, le interviste di altre persone su quell’autore lì e altre informazioni ancora. Ti faccio un esempio, come faccio a fare un articolo su Natalia Ginzburg solo leggendo Lessico famigliare?

E poi vi è la parte soggettiva. Giusto?

M. Noi non ci sbilanciamo molto. All’inizio, forse, il taglio era più personale, anche quando scrivevamo i post e ricordate: iniziare con un avverbio è una delle cose più brutte e io lo faccio quasi sempre. (Ridiamo.) E poi impari e cambi. Nelle storie, invece, ci possiamo sbilanciare, il mezzo mi permette un discorso più personale.

Certo. Possiamo dire che per la storia, che ha una durata minima, solo 24h, ci si può sbilanciare maggiormente, quanto scritto rimane e quindi dev’essere più ponderato.

M. Esatto. E poi noi non dividiamo la recensione in trama, stile, personaggi ma facciamo un unico discorso. E, infine, cosa importante, non diamo voti.

Come vi comportate quando dovete recensire un libro che non vi è piaciuto?

M. Raramente leggiamo libri brutti, anche perché le stesse case editrici ci propongono libri che sanno essere di nostro interesse. Anche quando magari non ci convincono, non sono comunque libri assolutamente brutti quindi si trova sempre qualcosa da dire. Mi è capitato una volta, che un libro fosse così brutto da fermarmi, fare delle storie in cui dicevo di aver interrotto la mia lettura per una serie di motivi. Perché spendere energie per parlare male di qualcosa? Poi ovviamente noi vogliamo solo dare dei pareri ma bisogna sempre ricordarsi che ogni esperienza di lettura è diversa.

È importante da ricordare che tutto quello che scrivi ha un peso, ma questo non significa che si debba rimanere in quella zona grigia, per cui dici tutto e dici niente.

E voi per questo vi siete sempre contraddistinti. Per esempio, vi siete battuti molto per prendere le difese di M. Il figlio del secolo di Scurati. Ci sono state critiche a non finire per alcuni errori grossolani che stonavano con l’intero impianto del libro, che è storico, ma voi ci avete messo la faccia e lo avete difeso, assumendovi questa responsabilità.

M. Ha fatto un gran parlare per un solo motivo: parlava di Mussolini. Era il libro del momento e sembrava che tutti si dovessero per forza schierare. Io lo avevo letto prima che uscissero tutte le polemiche, quindi scrissi l’articolo prima e poi lo modificai con una postilla per dire la mia opinione. M. Il figlio del secolo porta comunque come scritta romanzo, e quindi lui ha vinto. Noi la faccia, l’abbiamo messa, tanti altri no.

M. Il figlio del secolo.

Sono stati in quella famosa zona grigia di cui parlavi prima…

M. Esatto. Qui vedi chi lo fa per passione e chi no.

Mi ricordo che in quel caso siete stati veramente bookinfluencer, perché per esempio, parlo per me, mi avete influenzato a leggerlo proprio alla luce di questo vostro modo di difendere e di presentare questa lettura.

Molti lo hanno comprato perché ne avevamo parlato anche noi, però mi sento anche di dire che sia semplice quando si hanno titoli del genere.

Mi permetto di farti una domanda più personale, Davide, e ti voglio chiedere come sia essere un influencer timido. Come hai vissuto il fatto di doverti esporre, anche come bookstagrammer oltre che bookblogger, facendo i conti con la tua, per me bellissima, timidezza?

È stato un percorso di crescita personale. All’inizio non mi facevo mai vedere e scrivevo solo articoli. Poi però ho cercato di reinventarmi in un modo più trasversale e quindi partecipando anche alla comunicazione. Comunque solo ora mi faccio vedere un po’ di più e con più naturalezza. Per me il piacere più grande rimane nella scrittura degli articoli, ma mi metto in gioco, il percorso di crescita è infinito.

Come siete riusciti a far incastrare queste due personalità così diverse in una collaborazione così bella?

D. Siamo molto diversi ma quasi sempre in sintonia a livello di lettura e di scrittura. Abbiamo, spesso, opinioni divergenti non tanto negli articoli quanto per i post e le foto per i social.

Pero c’è sintonia nella scrittura e nella lettura che sono i due aspetti più importanti. Per esempio vi piace il modo che ha l’altro di recensire?

M. Davide è più bravo, io faccio più errori. Ma è vero, vi è sintonia per le cose importanti, come i libri da leggere.

D. Anche se c’è un titolo che interessa più uno che all’altro, è la persona interessata che lo recensisce. Comunque facciamo un Brainstorming e lavoriamo insieme sul testo.

Qual è stato il vostro più grande momento di gioia e quale quello di maggior difficoltà con Radical Ging?

M. Non ho mai vissuto un momento difficile con Radical Ging. Momento più bello, ti devo per forza dire l’intervista con Roberto Saviano per la Radical Book Fair.

D. Per me è stato difficile fare interviste in diretta per la Radical Book Fair, lo ammetto. Il momento più bello è sicuramente stato seguire tutta la rassegna stampa quando facevamo i cinque giorni del Salone del Libro di Torino.

Locandina dell’evento Radical Book Fair, organizzato da Radical Ging lo scorso maggio.

Non posso non concludere un’intervista a due bookinfluencer senza chiedervi un libro da consigliare così, a bruciapelo.

M. Sto rileggendo Il giardino dei Finzi-Contini. È un libro che bisogna leggere per avere quella nostalgia di una cosa che non hai mai vissuto e che ti fa rendere conto che sei fortunato di non aver vissuta. E poi Bassani è Bassani!

D. Io direi La città dei vivi di Nicola Lagioia perché c’è il crime, ci sono casi reali, studiati con molto rispetto. E poi è Einaudi, è Nicola Lagioia, insomma tante cose belle.

Tante cose belle come quelle che creano ogni giorno nel loro profilo instagram e soprattutto nel loro blog. Vi è effettivamente qualcosa di radical nel loro modo di farci entrare a contatto con il mondo editoriale e della letteratura contemporanea e non. Radical perché, come avrete intuito, non hanno paura di esporsi, puntando sempre alla qualità. Vi starete chiedendo, per chi non li conoscesse, cosa sia quella Radical Book Fair, di cui ha parlato Marco a proposito di Saviano. Andate nel loro blog per scoprirlo, vi è proprio una sezione apposita e, che dire, speriamo la possano ripetere, così da poterla scoprire o riscoprire insieme.

Ecco tutto, ecco a voi la Grande Storiella di Radical Ging.

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