La grande storiella di Avocado in riviera

Posso sicuramente scommettere che un qualsiasi turista, andando in Liguria, possa immaginarsi, che so io, di mangiare un buon pesto, una buona focaccia o del buon pesce. Ma sono sicura che rimarrebbe stupito nel vedere tutto un terreno, a Ospedaletti, che per intenderci sta a meno di 6km da Sanremo, colmo di alberi di avocado. E invece, ve lo garantisco, è tutto vero. Questa è la grande storiella di Umberto e Cristina che, grazie ad un padre dal pollice verde invidiabile, e tanti giri in Spagna, per tutta la costa del Sol, nel 2003, hanno preso, totalmente a caso, una pianta di avocado. Da lì, grazie all’aiuto della nonna, che aveva fatto altri piantini, che erano stati poi innestati, sono nate altre tre o quattro piante, sempre della stessa varietà. Ora sono circa sette quelle grosse: quattro della varietà Hass e tre della varietà Fuerte.

Umberto: Fino allo scorso anno li mangiavamo noi o li regalavamo. E mangiavamo veramente tanto avocado: erano tredici piante più piccole e sette grosse.

Chi ha avuto l’idea di fare una vera e propria produzione da vendere?

Umberto: Molti ce lo consigliavano. Ma l’idea vera e propria si è consolidata in quarantena. Avevo finito gli studi, lavoravo con mio padre e un po’ come te, per Grandi Storielle, per non abbattermi dal periodo che stavamo vivendo, un giorno mi sono messo quasi per caso a disegnare un logo e a creare la pagina, senza dire niente a nessuno. Poi, la cosa è rimasta ferma per un po’, anche perché al tempo non avevo nulla da vendere. Ne avevamo giusto venduti cinquanta, ma quasi per caso, e solo ad un euro l’uno.

Regalati praticamente.

Cristina: Sì, ma era per provare.

E ha avuto successo.

Umberto: Sì. E a settembre io ho comprato altre piante, con l’aiuto di mio padre e di un francese.

Un francese??

Cristina: Sì, Claude. Devi sapere che abbiamo una piccola casa al mare che gli affittiamo. E lui adora la costa azzurra e la costa ligure confinante e così, parlandoci e chiacchierandoci, mio padre gli aveva parlato del nostro terreno e della coltivazione e lui aveva deciso di dare una mano. È un tipo particolare ed ha vissuto in Israele, terra dell’avocado per eccellenza. E pensa che ci ha pure piantato una pianta d’avocado israeliano!

Nonostante allora l’aiuto di questo simpatico Claude, ogni quanto scendete?

Cristina: Nostro padre circa due volte al mese. Per esempio adesso è giù. E quando scendiamo, in generale, raccogliamo solo l’avocado che ci hanno richiesto o che siamo sicuri di consumare.

Torniamo quindi alla storia. Lo scorso autunno vengono piantate altre piante, ma non era ancora attiva nessuna idea di vendita?

Umberto: C’era già la pagina. Ma poi avrei iniziato a lavorare, non sapevo bene come fare. In ogni caso le ho piantate e si iniziava ad avere un’idea di vendere avocado. Credo che sia stato questo pensiero ad avermi portato a comprare altre piante.

Cristina: Da lì in avanti ci siamo un po’ attivati a pensare a come poterli vendere: dal prezzo, alla gestione della vendita. Abbiamo iniziato, quindi, a farci domande su come impostare la pagina, alla creazione di pacchetti per venderli. E all’inizio ci sembrava tutto complicatissimo.

Voi coltivate in Liguria, ma distribuite soprattutto in Piemonte, per ora. Quindi avete un corriere?

Cristina: Questo fa già capire molte cose: i corrieri siamo noi. E per ora non siamo ancora attrezzati per spedizioni distanti da casa nostra, nonostante ci siano arrivate richieste anche dalla Lombardia e dal Veneto.

Quest’idea mi piace. Mi piace l’idea che vi prendiate il tempo per capire come gestire in modo intelligente anche la spedizione, per esempio. Sappiamo infatti che vi sia stato, negli ultimi anni, un boom di richieste per questo frutto. È una vera e propria moda. Ne parla molto bene e con grandi criticità la blogger ggalaska in questo articolo, in cui definisce l’avocado come l’oro verde del nostro tempo e tratta delle problematiche collegate alla coltivazione intensiva di questo frutto.

Oro verde: la guerra per l’avocado. Autrice: Giorgia Pagliuca, conosciuta come GGalaska.

Umberto: Ne siamo ben consapevoli. Ha portato per esempio il problema del disboscamento oppure lo sfruttamento della coltivazione che riempie le tasche dei Narcos.

Quindi trovo che la vostra proposta sia anche etica e vada in contrapposizione rispetto all’avocado che troviamo in alcuni supermercati, che hanno una provenienza improbabile, che costa poco ma che, diciamolo, molte volte non è neanche buono.

Umberto: Molte persone che ci hanno contattato lo fanno per una questione etica.

Cristina: Ormai sono sempre di più le persone attente a questo punto di vista. E ovviamente preferiscono la nostra offerta, rispetto a quella che arriva dal Messico e dal Brasile. Sicuramente anche per il viaggio che fanno e per i prodotti che danno al frutto.

Umberto: E poi a Ospedaletti riescono a essere coltivati, perché il terreno è pietroso ma molto fertile. Calcola che se le temperature vanno sottozero anche solo per una notte c’è il rischio che la pianta muoia. Infatti d’inverno, quelle piccole le copriamo con il velo da sposa.

Cristina: In Liguria è ancora poco sviluppata la coltivazione degli avocado, anche per la questione delle temperature. Infatti, in Italia, le coltivazioni di avocado si trovano quasi tutti al Sud, come in Puglia, Calabria e Sicilia, dove c’è un clima mite e caldo.

Quindi potreste essere tra i primi in questa zona e potreste coprire richieste da parte del nord Italia. E da voi quanto costa un avocado?

Cristina: C’è stato un grande dibattito. Noi siamo sempre abituati ad averlo in casa. E non avendolo mai comprato, non ci capacitavamo di venderlo a prezzi alti. E poi era il primo anno… Non sapevamo bene… E quindi abbiamo deciso, per ora,  2 euro ad avocado.

Umberto: Che a noi sembrava già tanto, non avendoli mai comprati.

Cristina: Ma tutti ci dicono di alzare i prezzi, che in molti supermercati li trovi sempre a due euro.

Sicuramente per il servizio a domicilio, si potrebbe chiedere di più. Voi li portate proprio a casa delle persone che fanno richiesta, giusto?

Cristina: Sì, mi accordo direttamente con il cliente. A proposito, domani mi tocca andare a Torino, devo chiamare quelli che hanno fatto richiesta.

Umberto: Noi raccogliamo una volta al mese e poi, in base al raccolto, riscriviamo a tutti quelli che hanno fatto richiesta, per portare il prodotto a domicilio. Ora con il covid, sono tutti a casa ma poi… E infatti adesso..

Scoop?

Cristina: Ahahah, sì abbiamo una novità. A Chieri, il Wine Cavour ha proposto di creare un “menù avocado”. Volevamo fare una giornata di inaugurazione ma, vista la situazione, ora è impossibile. I due proprietari, molto giovani, hanno messo su questo locale da poco e tengono molto alla ricerca e alla qualità del prodotto. Si interessano a piccole realtà della nostra zona, specialmente se gestite da giovani.

Per ora Avocado in riviera rimane un secondo lavoro? Diventerà qualcosa in più? O semplice passione?

Cristina: Per il momento non potremmo neanche permettercelo come unico lavoro!

Umberto: Chissà, magari quando cresceranno quelle che ho piantato.. però credo rimanga una passione… ma chi lo sa. Io per ora sono anche un po’ spaventato. L’altra mattina ne abbiamo raccolti più di trecento, con solo quattro piante.

Cristina: Manodopera, per ora tutto gratis ovviamente eh!

Umberto: Quando avremo molte più piante come faremo? A me ogni tanto spaventa. E poi perdiamo anche molto tempo nella raccolta.

Cristina: -Quello è abbastanza grande?- – Quello lo lasciamo ancora un po’?- Sappiamo  che quelli piccoli potrebbero diventare ancora più grandi. Abbiamo una particolare attenzione.

Umberto durante la raccolta dell’avocado.

Mi hanno poi spiegato tutto: come cresce il fiore, quando fa i primi frutti e che per molto tempo rimangono perfetti sulla pianta per mesi: dall’inverno fino a giugno senza marcire, perché l’avocado finisce la sua maturazione quando lo raccogli. E allora mi è sembrato giusto chiedere se avessero mai provato un avocado, comprato al supermercato.

Umberto: Io no.

Cristina: Ah sì una volta mio padre perché ne aveva preso uno gigante. Non abbiamo mai fatto il confronto, effettivamente. La prossima volta proviamo, entrambe le varietà. Fuerte è più delicato e Hass più consistente, vediamo se anche al supermercato è così.

Comunque è un’attività che ha la possibilità di esistere per tutta la vostra vita?

Umberto: Mio padre ha la passione vera, però è una cosa che è capitata e che abbiamo capito che valeva la pena valorizzare. Fa piacere perché ha delle potenzialità e ci permette di conoscere altre realtà simili alla nostra.

Certo che ha del potenziale, anche economico. Se vai in giro, un semplice avocado toast lo paghi anche dieci euro. E poi siete nel boom della moda.

Cristina: Esatto è questo il punto. Ci siamo ritrovati in questo boom, in cui l’avocado va tantissimo, con tanto avocado coltivato per passione al mare e così abbiamo deciso di iniziare!

Però ecco quando parlavo di un possibile secondo lavoro, pensavo a questa coltivazione che Umberto ha deciso di aumentare e alle possibili richieste anche in tutto il Nord Italia!

Cristina: Sì. Abbiamo tante nuove piante che hanno dall’uno ai tre anni, che crescono e tra poco faranno i frutti. Quando andranno in produzione… potremmo venderli  non più ai privati ma magari a locali oppure botteghe, ma è ancora tutto da decidere.

Tutta la famiglia partecipa alla produzione e a questa nuova attività?

Umberto: Sì, tutto parte da mio padre. Lui è veramente appassionato, guarda anche documentari sull’avocado, ci dedica molto tempo. Nostra mamma, ogni tanto, ci riserva qualche consiglio da buona agronoma quale è. Ma dal momento che facciamo tutto tramite Instagram, siamo io e Cristina a gestire la raccolta e la vendita. 

Ecco, a proposito, come va questo rapporto tra fratello e sorella?

Umberto: Tutto sommato andiamo d’accordo, ma abbiamo le nostre litigate eh!

Cristina: Eh sì, all’inizio dovevamo fare le foto, seguire la pagina Instagram, è stato faticoso, non sapevamo bene. E poi era un periodo complicato. Io stavo scrivendo la tesi, Umbi stava cambiando lavoro. Pensa che la prima litigata, questa te la devo proprio raccontare, era dovuta al fatto che avessimo deciso di valutare insieme le prime prenotazioni che ci arrivavano su Instagram. Umbi era andato a dormire ma io ero troppo eccitata e quindi ho continuato a leggere i messaggi che stavamo ricevendo e avevo risposto. Ma lui mi ha subito beccata, cavolo! E mi ha bloccato l’accesso alla pagina fino al mattino seguente!

Questa cosa mi ha fatto molto ridere. Ma credo in realtà di aver capito il perché: mi piace quest’idea che rimanga “tutto in famiglia”, con una gestione ancora provvisoria, possiamo dire, assolutamente genuina, in tutte le sue declinazioni. Cristina è sempre raggiante quando ne parla e dedica tempo e passione per tutta la parte grafica e “social” del progetto. E inoltre è stata proprio lei a trovare il nome per questa attività! Umbi, credo sia proprio un po’ appassionato. Alla fine le piante nuove le ha prese lui, il logo lo ha fatto lui, lavoro ne ha sicuramente messo, aiutato anche da quello che mi sembra essere un gigante buono francese dal nome Claude.

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