Un Uomo e il suo alitaki

La folla al suo funerale lo urla: Zi, Zi, Zi! Vive, vive vive!

E così dovrebbe continuare ad esistere quella storia, la storia di un uomo raccontata da suo fratello, si definivano infatti fratelli, dal suo alitaki, che in greco significa “ragazzino”, dal suo Uomo, secondo la definizione che è lui stesso a dare alla fine della loro prima intervista.

«Alekos, cosa significa essere un uomo?»

«Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata Se. E per te cos’è un uomo?»

«Direi che un uomo è ciò che sei tu.»

L’ Uomo in questione è Alessandro Panagulis, protagonista dell’omonima opera scritta dal suo alitaki, da suo fratello, dalla sua compagna di vita, Oriana Fallaci. Colei che facendo l’unica cosa che sapeva fare, cioè scrivere, come diceva lei, raccontava la Storia di un Uomo, eternizzandola per sempre. Oriana ha sempre considerato le sue opere scritte come fossero suoi figli. Mi piace pensare che l’opera Un uomo sia il figlio che non hanno mai avuto, quel figlio che ha evidentemente i tratti del padre ma anche le sembianze della madre.

D’altronde, quando Oriana era riuscita a far pubblicare il libro di poesie di Alekos, qui in Italia, con la prefazione del loro amico Pier Paolo Pasolini, e glielo aveva lasciato sul letto dove stava dormendo, dice di averglielo ritrovato tra le braccia, una volta ritornata nella camera: «Come se, invece che un libro, fosse un bambino.»

Oriana lo affermerà più volte: prima di tutto, Alekos era un poeta. «Il suo eroismo era la conseguenza del suo essere poeta, o una coerenza col suo essere poeta.» Perché era un eroe? Non la conoscete questa storia? Non mi sorprende, non mi sorprende per nulla. Sai quanti Alekos o quanti Mosé ( ribelle messicano che una volta catturato dalla polizia non confessò niente nella prigione militare, dopo gli scontri in Piazza delle tre Culture in Messico dove rimase ferita con tre colpi d’arma da fuoco anche la stessa Oriana) ci sono nel mondo di cui non si sa nulla? È la storia di un Uomo. Nell’eccezione che dice lui. Un Uomo che non si piega al regime dei colonnelli, che mette in atto, fallendo, un attentato a Papadopoulos, il dittatore del tempo, il 13 agosto 1967. È la storia di un Uomo che viene imprigionato, seviziato, condannato a morte. Un Uomo, che si ribella anche in prigione, che dopo vari tentativi di fuga riesce a scappare per poi essere tradito da chi credeva essere suo amico, tornando così in carcere. Un Uomo, che per continuare a lottare, ed ecco perché Oriana collega il suo eroismo al suo essere poeta, scrive con il sangue le sue poesie, visto che non gli lasciavano neanche una penna dopo essere riuscito a scavare una buca, per fuggire, con il solo uso di un cucchiaino.

Ho dato voce ai muri

gli ho dato voci

perché mi facciano un po’ di compagnia

I secondini cercano e ricercano

dove ho trovato la tinta

I muri della cella

tengono il segreto

i mercenari frugano e rifrugano

E lo stesso non trovano la tinta

Non gli è venuto in mente

di frugarmi le vene.

Un Uomo, che viene liberato grazie ad un’amnistia generale da parte del dittatore e quasi non gli va di uscire di prigione perché vuole continuare a lottare, ha capito di essere un simbolo. Un Uomo, che ha subito ogni tipo di tortura e di tentativi di omicidio. Un Uomo, che dopo essere uscito di prigione, il 23 agosto 1973, incontra Oriana Fallaci, alla quale racconta tutto. Un Uomo, che per aver continuato a lottare e a denunciare, muore. Perché questa è la fine di tutte le tragedie più belle che siano mai state scritte. Perché questo è il finale di tutti gli eroi, che con il lugubre canto del cigno lasciano la scena tra le lacrime del pubblico. Tra le lacrime di quella folla, che urla Zi, zi, zi! Vive, vive, vive!

«Nel 1968 Alessandro Panagulis fu condannato a morte per aver cercato la libertà, nel 1976 Alessandro Panagulis è morto per aver cercato la verità ed averla trovata.» È la storia di un eroe. Forse la vera e unica figura eroica che rimarrà sempre tale secondo il giudizio di Oriana Fallaci. Forse perché, da un lato, assomigliava tanto al suo babbo, militante della Resistenza: aveva lottato contro una dittatura, era stato catturato e nonostante le torture non aveva parlato, stava combattendo in nome della libertà, della verità. «Il babbo venne torturato per diversi giorni, assieme agli altri, e più volte minacciato di fucilazione.» Quando uscimmo, io chiesi a mia madre: «Perché, mamma, lo hanno picchiato a quel modo?». E mia madre rispose: «Perché tuo padre fa politica. Perché cerca di rendere questo mondo un po’ più decente, un po’ più dignitoso, un po’ più sopportabile.»

Forse perché, dall’altro lato, assomigliava tanto a sua mamma. Se vegliare su sua madre malata la porta a scrivere «vedere questa creatura che ti ama, che ami, soffrire crocifissa come un Cristo crocifisso… »; vedere per la prima volta Alekos, l’aveva portata a scrivere: «Quel giorno aveva il volto di un Gesù crocifisso dieci volte…»

 Rimangono dei modelli per lei, grandi uomini. «La virilità non dipende dal sesso. Dio cosa darei per essere un grand’uomo.» È quindi la storia di un Uomo che incontra un altro Uomo. È la storia di un Uomo che incontra un alitaki, che è vero, vuol dire ragazzino, ma significa anche monello, significa anche Oriana. È la storia di una grande storia d’amore destinata per l’eternità. E questo è dimostrato dai loro bambini: la raccolta di poesie di Alekos, Vi scrivo da un carcere in Grecia e il libro Un uomo di Oriana. Lo dimostra anche un bigliettino piccolo che dice così: S’agapò tora kai t’asagaò pantote. Ti amo e ti amerò per sempre.

E ogni volta che penseremo alla libertà, al suo valore, al diritto ma anche al dovere che abbiamo nei suoi confronti, ci sembrerà di sentire quella voce seducente e gutturale che era solita dire, quando Oriana gli rispondeva al telefono: «Sono io, sono me!» E ogni volta che troveremo un Alekos o un Mosé, ricordiamoci di questa storia, diamo loro la libertà di lottare, di scriverla questa storia degli uomini che per quanto sia dolorosa è bella da morire, nel vero senso della parola.

BIBLIOGRAFIA:

Le citazioni sono tratte dalle seguenti opere:

Cristina De Stefano, Oriana. Una donna, Milano, Rizzoli, 2014.

Oriana Fallaci, Il coraggio che ci serve, Milano, Rizzoli, 2016.

Oriana Fallaci, Intervista con la storia, Milano, Rizzoli, 1981.

Oriana Fallaci, Solo io posso scrivere la mia storia. Autoritratto di una donna scomoda, Milano, Rizzoli- Ed. speciale per Corriere della Sera, 2019.

Oriana Fallaci, Un uomo, Milano, Rizzoli, 2014.

Alexandros Panagulis, Vi scrivo da un carcere in Grecia. Memorie di un partigiano contro la dittatura dei Colonnelli, Roma, Pgreco, 2017.

Published by Grandi Storielle

Siamo sei ragazze, Carola, Celia, Hannah, Livia, Morena e Sara che si sono conosciute in Erasmus a Chambéry e hanno ora deciso di mettere a disposizione la loro piccola ma grande arte per tutti.

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