Tutta colpa della gravità

Inspiegabilmente, forse per qualche errore tecnico durante il viaggio, era arrivato ad una destinazione sbagliata. E pensare che si erano raccomandati con lui: “Mi raccomando, quando passi vicino alla Terra, non rallentare, non ti soffermare ma accelera.” Gli avevano poi fatto tutto una lunga spiegazione su una forza. Com’era già? Forza grave? Forza della gravitità? Boh, non ricorda. Ma era così bella. Giura che non poteva resistere. Gli occhi si sono sgranati, il cuore ha iniziato a battere all’impazzata e lui, sì lo ammette, non ha solo rallentato, non si è solo soffermato, ma è letteralmente rimasto immobile a contemplarla. A contemplare questa gigantesca palla, macchiata da colori mai visti: un azzurro movimentato e un verde che si ergeva a marrone in alcune zone. Tutto miracolosamente circondato, talvolta, da del cotone bianco, da cui uscivano tante gocce d’acqua; in altre zone, da cotone che era grigio, e dal quale usciva una vera e proprio cascata d’acqua con dei bagliori bianchi o gialli, accecanti, a cui seguiva sempre un rumore fortissimo, assordante, pauroso. Ma mentre cercava di sbirciare quella parte della Terra che risplendeva alla luce del grande re Sole, si è sentito attratto di colpo da essa, da una forza che ha quel nome che non ha ben capito, e di colpo, paf! Casca letteralmente dalle nubi, in questa penisola che dall’alto sembra uno stivaletto. Oh mamma che posto strano. Mai visto nulla di simile. Aveva subito capito di essere atterrato in Italia. Gliene avevano parlato così tanto: pasta, festa, mare, montagna, colori, profumi, accoglienza e soprattutto tanta simpatia. Ma non solo, aveva un cioccolato buonissimo, dei liquori pazzeschi, la moda, la pizza, il buon vino. E così, felice di essere capitato in questo meraviglioso paradiso terrestre, pieno di chiese e di arte, di cinema e letteratura, si alza in piedi e vede… Nulla. Non vede praticamente nulla. Sì, certo, ci sono delle strade bellissime, colorate. Sì, certo, si sente il profumo del sugo che esce fuori da quella finestra. Sì, certo, la campane suonano, sta per cominciare la messa. Ma per il resto? Tutto chiuso. Nessuno per strada. Sarà successo qualcosa. Bisogna capire. Gli hanno detto che sono ospitali e quindi prova a chiedere a qualcuno. Si avvicina ad una porta. “E chi è?” “Salve signora, sono uno straniero e sono appena arrivato e volevo chiedere se..” “Ce l’hai la mascherina?” “Come scusi?” “Chiedo se hai una mascherina!” “Non capisco.” “E allora se non capisce arrivederci.” Stava giusto per interrogarsi su cosa volesse intendere la signora ma ecco che arriva un uomo: alto, elegante, con il capello curato e due occhi azzurri che lo guardano con disprezzo. Ha una mascherina anche lui addosso. È azzurrina, gli copre metà volto: dal naso fino sotto il mento. “Spostati che non ho voglia di litigare. Vatti a comprare una mascherina.” “Dove la compro?” “E dimmi un po’ dove la vorresti comprare? In farmacia, no? Sgancia sti soldi.” Avrebbe voluto chiedergli cosa fossero, ma ha preferito sorridere e andarsene. Che disastro. Ma veramente il mondo era così brutto? Sconsolato, si siede per terra. Si dispera. E ora che si fa? Proprio quando stava per mettersi a piangere, sente cantare. Una voce così bella, non l’aveva mai sentita. È un sussurro ma così intonato, così dolce, così emozionante, che sembra impossibile esistere in un posto, in cui la gente porta una mascherina per tapparsi la bocca.

“Ah ciao amico mio.” Si sta rivolgendo a me. È un uomo così bello, un po’ trasandato, pieno di gioia e infatti gli sorride. Aspetta un attimo. Ma se sorride, allora non ha la mascherina, ma perché? Non capisco nulla. “Ma tu non hai la mascherina!” Un momento, ma cosa sto facendo? Tratto gli altri come hanno trattato me? Ribatte subito: “Come se tu ce l’avessi amico mio…” Ha ragione. Mi siedo vicino a lui. “Io non ce l’ho perché non so cosa siano i soldi.” L’uomo si illumina e subito risponde: “Neanche io!”.

Mi metto a ridere. Che buffo questo uomo che non è elegante, non mi tratta male, non ha una mascherina e nemmeno i soldi. “Non ho la mascherina perché nessuno si vuole avvicinare a me. Quindi non servirebbe. Non ho una casa. Ho molti amici che mi lasciano queste monete, vedi sono questi i soldi. Tengo solo una mascherina di scorta, perché il rispetto per le altre persone è sempre importante. Per il resto vivo così.”

“Così come?”

“Ma come non lo vedi? Scelgo un posto che mi piace. Di solito un ponte. Mi siedo e comincio a cantare, a suonare, a ridere da solo, a raccontarmi le cose. Qualche amico mi porta qualcosa da mangiare, un altro mi offre una sigaretta. Ah, tu non saprai cosa sia. Fidati, meglio così. E poi me la godo.”

“Cosa?”

“La vita! Questa opportunità di essere venuti al mondo senza averlo chiesto. La vita è un regalo, una sorpresa continua. Senza chiederlo, tu vieni catapultato in questo mondo meraviglioso e devi imparare a vivere. E devi vedere come la gente si complica questa vita. Non capisce questa storia del “regalo” e allora comincia a crearsi problemi, a seguire delle idee che nessuno ha detto siano giuste, a creare relazioni con persone senza che nessuno glielo abbia imposto, per poi lamentarsi di quelle stesse persone. Io non li capisco. Ma poi aspetta, vanno a scuola ma solo per prendersi la laurea. Poi, però, se gli chiedi che cosa abbiano capito dalla vita e cosa abbiano imparato dalla storia che hanno studiato, dalla letteratura che hanno letto, ti guardano come se fossi pazzo. Benedetta sia la pazzia, in tutte le sue forme. E poi si fissano appuntamenti, prendono la macchina per andare a comprare il pane. Vanno ai supermercati e comprano tutto quello che vi è di più colorato, più appetibile e con più conservanti. Ah tu non saprai cosa siano i conservanti. Meglio così. Se chiedi a qualcuno se sia felice ti ride in faccia. Sembra che abbiano dei problemi insormontabili. E adesso, loro che dovevano stare fuori tutto il giorno per fare cose che si erano obbligati di fare senza che nessuno glielo avesse chiesto, si ritrovano chiusi in casa. Poverini.”

“E tu?”

“ Ah no. Io non ho una casa. Casa mia in questo momento è affianco a te, per esempio. E quando i carabinieri fermano gli altri perché sono usciti dopo il coprifuoco fanno le multe. Ah, tu non saprai cosa siano, fidati meglio così, se vedono me, mi guardano e mi lasciano passare.”

“ Allora mi sa che tu sei una persona strana, qui.”

“Sono un barbone, che ci vuoi fare.”

“Chi è un barbone?”

“Il barbone è una persona che non deve rendere conto a nessuno. Io cambio la mia vita ogni giorno, sempre in cerca della felicità. È il mio denaro. Vivo grazie ad essa. E quando sono infelice, è la mia tristezza che diventa denaro. Mi metto sotto la pioggia e canto tutto il mio dolore e la gente mi dà i soldi perché vede qualcosa di vero e di puro. Loro lo vedono, io lo vivo.”

“Posso essere un barbone anche io?”

“Solo ad una condizione: che tu ti metta in testa che devi essere felice ma anche triste perché fa bene; che tu ti metta nel cuore di amare prima di essere amato; e che ti metta in faccia una mascherina perché altrimenti dovrai conoscere cosa sia una multa  e fidati non ti piacerà! AHAHAHAH!”

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