La grande storiella di una Mano per un Sorriso – For Children

Una grande storiella che si ascolta.

Fin da quando siamo più piccoli, ci raccontano delle storie incredibili. Lo straordinario, l’assoluto e l’assurdo entrano nella nostra immaginazione, poco prima di andare a dormire e ci fanno fare sogni pazzeschi: amori incredibili, vittorie del bene sul male e giustizia ad ogni costo. Poi si cresce, alle storie incredibili preferiamo i pensieri personali, l’agenda del giorno dopo e qualche ansia che ci assale poco prima di chiudere gli occhi. Oppure, per essere ancora più realistici, un’ultima sbirciatina al cellulare, per essere sicuri di non perdersi qualche aggiornamento importante prima del breve letargo di qualche ora.

Lo straordinario, quindi, si allontana sempre un po’ di più da noi. Quella fervida immaginazione, che ci faceva sconfiggere i draghi nella nostra infanzia, si è acquietata e addormentata prima che noi ce ne accorgessimo. Forse è anche per questo motivo che questa nuova grande storiella, una storia che si ambienta a Korogocho, uno slum della periferia di Nairobi, una storia che vi avevo raccontato qui, parte da una cartone animato.

Il podcast “La grande storiella di Una mano per un sorriso – For Children” parte dalle voci dei bambini, che urlano di essere pronti. “Are you ready to start?” “YES!”. Parte con la risposta affermativa dei ragazzi della scuola che sorride in uno slum, la Smiling School, e i miei dubbi su quello che avrei esperito, provato e capito. Ed è una grande storiella che ci riporta allo straordinario, sia perché c’entra Toy Story, e sia perché ci viene raccontato qualcosa di così lontano, così difficile da comprendere, seppur nella sua assoluta semplicità, da sembrarci extra-ordinario, cioè fuori dall’ordine. O meglio, da quello che noi abbiamo deciso essere il nostro ordine.

Nella nostra società facciamo di tutto per cercare lo straordinario: video folli, notizie accattivanti, esperienze da brividi. Questo è un podcast che cerca, in qualche modo, di ribaltare questa narrazione: lo straordinario viene ritrovato nella semplicità assoluta, negli occhi di Abraham e la risata di Barrack. Vuole essere un podcast che sappia parlare di alcune persone, di certi ambienti, di diritti negati e difficoltà quotidiane accettate con un bel Karibu, (benvenuto-prego), ponendo loro al centro della storia. Si vuole dare voce a chi molte volte voce non ha, ma che avrebbe da dire tante cose più interessanti di chi, la voce, l’ha sempre avuta.

Nella prima puntata, Una mano per sorridere, c’è l’inizio di tutto: le presentazioni, il racconto dell’ambiente e delle prime emozioni. Il bel C’era una volta viene però abolito da un perentorio e assordante In questo momento perché questa storia si svolge mentre stai leggendo queste righe.

Nella seconda puntata, Una giornata nella scuola che sorride, si vive quella che è una tipica giornata nella scuola più sorridente del mondo: lezioni, visite, l’incontro con Barrack, una festa e le serate spensierate.

Nella terza puntata, La morte di Dandora e la vita di Joseph, si entra nella discarica più grande di tutta l’Africa orientale. Con un microfono pinzato all’interno della maglietta dell’associazione che indossavo, racconto quello che ho visto, sentito e provato. La rassegnazione dell’inizio e la gioia della fine; la morte di Dandora e la gioia della vita (ri)trovata, quella di Joseph.

E poi c’è il gran finale. Te lo saresti mai aspettato un lieto fine, proprio come le storie che ci leggevano da bambini, in un posto come questo? Ecco lo straordinario, ecco la sorpresa, ecco che il drago viene ancora una volta sconfitto, in questo caso con una canzone, con le voci dei bambini e, paradossalmente, con un insegnamento che ci aveva dato, quando eravamo piccoli, Toy-Story. Hai un amico in me. Hai un sorriso in me.

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