Un Uomo e il suo alitaki

La folla al suo funerale lo urla: Zi, Zi, Zi! Vive, vive vive!

E così dovrebbe continuare ad esistere quella storia, la storia di un uomo raccontata da suo fratello, si definivano infatti fratelli, dal suo alitaki, che in greco significa “ragazzino”, dal suo Uomo, secondo la definizione che ù lui stesso a dare alla fine della loro prima intervista.

«Alekos, cosa significa essere un uomo?»

«Significa avere coraggio, avere dignitĂ . Significa credere nell’umanitĂ . Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda, piĂč o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata Se. E per te cos’ù un uomo?»

«Direi che un uomo Ăš ciĂČ che sei tu.»

L’ Uomo in questione ù Alessandro Panagulis, protagonista dell’omonima opera scritta dal suo alitaki, da suo fratello, dalla sua compagna di vita, Oriana Fallaci. Colei che facendo l’unica cosa che sapeva fare, cioù scrivere, come diceva lei, raccontava la Storia di un Uomo, eternizzandola per sempre. Oriana ha sempre considerato le sue opere scritte come fossero suoi figli. Mi piace pensare che l’opera Un uomo sia il figlio che non hanno mai avuto, quel figlio che ha evidentemente i tratti del padre ma anche le sembianze della madre.

D’altronde, quando Oriana era riuscita a far pubblicare il libro di poesie di Alekos, qui in Italia, con la prefazione del loro amico Pier Paolo Pasolini, e glielo aveva lasciato sul letto dove stava dormendo, dice di averglielo ritrovato tra le braccia, una volta ritornata nella camera: «Come se, invece che un libro, fosse un bambino.»

Oriana lo affermerĂ  piĂč volte: prima di tutto, Alekos era un poeta. «Il suo eroismo era la conseguenza del suo essere poeta, o una coerenza col suo essere poeta.» PerchĂ© era un eroe? Non la conoscete questa storia? Non mi sorprende, non mi sorprende per nulla. Sai quanti Alekos o quanti MosĂ© ( ribelle messicano che una volta catturato dalla polizia non confessĂČ niente nella prigione militare, dopo gli scontri in Piazza delle tre Culture in Messico dove rimase ferita con tre colpi d’arma da fuoco anche la stessa Oriana) ci sono nel mondo di cui non si sa nulla? È la storia di un Uomo. Nell’eccezione che dice lui. Un Uomo che non si piega al regime dei colonnelli, che mette in atto, fallendo, un attentato a Papadopoulos, il dittatore del tempo, il 13 agosto 1967. È la storia di un Uomo che viene imprigionato, seviziato, condannato a morte. Un Uomo, che si ribella anche in prigione, che dopo vari tentativi di fuga riesce a scappare per poi essere tradito da chi credeva essere suo amico, tornando cosĂŹ in carcere. Un Uomo, che per continuare a lottare, ed ecco perchĂ© Oriana collega il suo eroismo al suo essere poeta, scrive con il sangue le sue poesie, visto che non gli lasciavano neanche una penna dopo essere riuscito a scavare una buca, per fuggire, con il solo uso di un cucchiaino.

Ho dato voce ai muri

gli ho dato voci

perchĂ© mi facciano un po’ di compagnia

I secondini cercano e ricercano

dove ho trovato la tinta

I muri della cella

tengono il segreto

i mercenari frugano e rifrugano

E lo stesso non trovano la tinta

Non gli Ăš venuto in mente

di frugarmi le vene.

Un Uomo, che viene liberato grazie ad un’amnistia generale da parte del dittatore e quasi non gli va di uscire di prigione perchĂ© vuole continuare a lottare, ha capito di essere un simbolo. Un Uomo, che ha subito ogni tipo di tortura e di tentativi di omicidio. Un Uomo, che dopo essere uscito di prigione, il 23 agosto 1973, incontra Oriana Fallaci, alla quale racconta tutto. Un Uomo, che per aver continuato a lottare e a denunciare, muore. PerchĂ© questa Ăš la fine di tutte le tragedie piĂč belle che siano mai state scritte. PerchĂ© questo Ăš il finale di tutti gli eroi, che con il lugubre canto del cigno lasciano la scena tra le lacrime del pubblico. Tra le lacrime di quella folla, che urla Zi, zi, zi! Vive, vive, vive!

«Nel 1968 Alessandro Panagulis fu condannato a morte per aver cercato la libertĂ , nel 1976 Alessandro Panagulis Ăš morto per aver cercato la veritĂ  ed averla trovata.» È la storia di un eroe. Forse la vera e unica figura eroica che rimarrĂ  sempre tale secondo il giudizio di Oriana Fallaci. Forse perchĂ©, da un lato, assomigliava tanto al suo babbo, militante della Resistenza: aveva lottato contro una dittatura, era stato catturato e nonostante le torture non aveva parlato, stava combattendo in nome della libertĂ , della veritĂ . «Il babbo venne torturato per diversi giorni, assieme agli altri, e piĂč volte minacciato di fucilazione.» Quando uscimmo, io chiesi a mia madre: «PerchĂ©, mamma, lo hanno picchiato a quel modo?». E mia madre rispose: «PerchĂ© tuo padre fa politica. PerchĂ© cerca di rendere questo mondo un po’ piĂč decente, un po’ piĂč dignitoso, un po’ piĂč sopportabile.»

Forse perchĂ©, dall’altro lato, assomigliava tanto a sua mamma. Se vegliare su sua madre malata la porta a scrivere «vedere questa creatura che ti ama, che ami, soffrire crocifissa come un Cristo crocifisso
 »; vedere per la prima volta Alekos, l’aveva portata a scrivere: «Quel giorno aveva il volto di un GesĂč crocifisso dieci volte »

 Rimangono dei modelli per lei, grandi uomini. «La virilitĂ  non dipende dal sesso. Dio cosa darei per essere un grand’uomo.» È quindi la storia di un Uomo che incontra un altro Uomo. È la storia di un Uomo che incontra un alitaki, che Ăš vero, vuol dire ragazzino, ma significa anche monello, significa anche Oriana. È la storia di una grande storia d’amore destinata per l’eternitĂ . E questo Ăš dimostrato dai loro bambini: la raccolta di poesie di Alekos, Vi scrivo da un carcere in Grecia e il libro Un uomo di Oriana. Lo dimostra anche un bigliettino piccolo che dice cosĂŹ: S’agapĂČ tora kai t’asagaĂČ pantote. Ti amo e ti amerĂČ per sempre.

E ogni volta che penseremo alla libertà, al suo valore, al diritto ma anche al dovere che abbiamo nei suoi confronti, ci sembrerà di sentire quella voce seducente e gutturale che era solita dire, quando Oriana gli rispondeva al telefono: «Sono io, sono me!» E ogni volta che troveremo un Alekos o un Mosé, ricordiamoci di questa storia, diamo loro la libertà di lottare, di scriverla questa storia degli uomini che per quanto sia dolorosa Ú bella da morire, nel vero senso della parola.

BIBLIOGRAFIA:

Le citazioni sono tratte dalle seguenti opere:

Cristina De Stefano, Oriana. Una donna, Milano, Rizzoli, 2014.

Oriana Fallaci, Il coraggio che ci serve, Milano, Rizzoli, 2016.

Oriana Fallaci, Intervista con la storia, Milano, Rizzoli, 1981.

Oriana Fallaci, Solo io posso scrivere la mia storia. Autoritratto di una donna scomoda, Milano, Rizzoli- Ed. speciale per Corriere della Sera, 2019.

Oriana Fallaci, Un uomo, Milano, Rizzoli, 2014.

Alexandros Panagulis, Vi scrivo da un carcere in Grecia. Memorie di un partigiano contro la dittatura dei Colonnelli, Roma, Pgreco, 2017.

Un paseo en taxi


Nuevo dĂ­a, nuevo viaje. Dos pasajeros entran y otros se van. Piazza dei Cinquecento, lugar
de idas y vueltas, llegadas y salidas, en frente de la estaciĂłn Termini de Roma.
Cappuccino en el Caffé Trombetta y un cannolo en el bar de al lado, con delicias sicilianas.
Luego montĂ© en mi taxi y me puse en la cola. En la cola, esperando a algĂșn diputado con
prisa, a algĂșn turista alemĂĄn al que llevar hacia Trastevere que no sepa como llegar allĂ­ con
las maletas, a algĂșn padre que vaya a ver a su hijo, que estudia lejos de casa y que diga:
“Esta vez me permito un lujo, voy a coger un taxi!” Y es verdad, es un lujo, para mi, algo
de lo que no puedo prescindir. Paso por el carril rĂĄpido, atravieso la ciudad mĂĄs bonita del
mundo, como un privilegiado.
Y ahora el polĂ­tico que tiene que llegar corriendo al Senado, al lado de Piazza Navona, no
se da cuenta de que he cambiado de ruta para que pueda disfrutar de las columnas
iluminadas a través de las primeras luces del amanecer en Largo Argentina. No consigue
ver que en el momento en el que hicimos la rotonda mĂĄs bonita de Roma, en Piazza della
Repubblica, si solo se hubiese asomado un poco, habrĂ­a visto que la estatua de Altare della
Patria parecĂ­a triunfar en el cielo, al final de Via Nazionale. Cogemos el taxi como si fuera
un lujo, pero sin disfrutar de ese lujo. Y entonces pienso en la suerte que tengo yo por saber
disfrutar de la belleza de mi alrededor. Nunca entenderé por qué el hombre tenga el poder
de ser tan inteligente, de inventar nuevas teorĂ­as fĂ­sicas, de llegar a la luna, de poder
imaginar y analizar la realidad gracias a las grandes novelas, de poder tocar el cielo a
través de la filosofía y penetrar en la tierra gracias a la geología, pero que luego no sepa
disfrutar del sol que te calienta la piel mientras paseas por rione Monti, de la lluvia repentina
que te obliga a buscar refugio bajo las columnas de San Pietro, entre los pocos porches de
toda la ciudad. DescubriĂł cosas increĂ­bles, el hombre, y a pesar de ello no consigue
apreciar el panorama desde la ventanilla de un taxi, que te pasea por el rĂ­o Tevere, y que, al
pasar cerca del Coliseo, te lleva hasta el Circo Massimo para luego ir hacia la isla Tiberina
y admirar la Sinagoga del gueto judĂ­o. Y su cĂșpula me emociona tanto como la cĂșpula que
veo cuando voy hacia Castel Sant’Angelo. Pero a ellos no les importa. LlĂ©vame a un lado,
llévame al otro. Para ellos solo son lugares, pero cómo explicar que han sido todos teatros
de guerra, de arte, de bombardeos, si vas hacia el barrio de San Lorenzo? CĂłmo explicarles
que hace tiempo, paseando por Via Vittorio Veneto, habrías visto a Fellini divirtiéndose en
frente del hotel Excelsior? CĂłmo demostrarles que si sigues por aquella calle de estrellas
llegas a Villa Borghese, donde los personajes de Pasolini iban en busca de experiencias
nocturnas? Y yo, con mi taxi, pasando por ahĂ­, aĂșn me emociono viendo atardecer los foros
imperiales o piazza Trilussa llena de jĂłvenes, los colores del barrio Garbatella y el Gianicolo
por la noche, cuando acompaño las parejitas que se besan bajo la valiente mirada de
Garibaldi.
Pero aquĂ­ estĂĄn, los dos turistas que acaban de entrar, mirĂĄndote irritados porque no has
subido sus maletas en seguida como ellos querían, porque tu inglés no es perfecto y te
miran con cara de superioridad, porque claro, tu eres su cochero y por eso tienes que ser
educado, humilde y amable. Pero cuĂĄnto me gustarĂ­a contar sobre esta ciudad, cuando me
gustaría decirles de levantar los ojos de esas redes sociales que solo te enseñan lo que los
demĂĄs estĂĄn comiendo o lo que compraron. Me gustarĂ­a decir: sois una pareja, en la
ciudad mĂĄs bonita del mundo, levantad la cabeza, levantad la mirada y enamoraros locamente. Me gustarĂ­a aconsejarle lugares para llevarla a cenar, para llevarla de paseo, en
que callejuelas enseñarle una iglesia con Caravaggio, escondido en muchas pequeñas
iglesias de Roma. Entrar en piazza Sant’Agostino. Pero para quĂ©? Y mientras estoy
pasando cerca del teatro Marcello, pienso que la belleza estå justamente destinada a quien sabe mirar, el verdadero amor solo a quien lo puede sentir y Roma a quien tiele el coraje de soñar.

Um passeio de tĂĄxi

Mais um passeio de tĂĄxi. Dois passageiros entram e os outros saem. Piazza dei Cinquecento, lugar de esperas e partidas, chegadas e atrasos, em frente Ă  estação Termini em Roma. Cappuccino no cafĂ© Trombetta e um cannolo do bar ao lado, com iguarias sicilianas. Depois peguei no meu tĂĄxi e juntei-me Ă  fila. Na fila, Ă  espera que algum parlamentar esteja com pressa, ou que algum turista alemĂŁo tenha reservado na zona do Trastevere e nĂŁo saiba como lĂĄ chegar com as suas malas, ou que algum pai venha visitar o seu filho, que estĂĄ a estudar longe de casa e depois diga: “Desta vez quero mimar-me, vou apanhar um tĂĄxi”! E Ă© verdade, isso Ă© para mim, um vĂ­cio, algo sem o qual nĂŁo posso passar sem ele. Posso passar nas vias rĂĄpidas, atravĂ©s da cidade mais bela do mundo, como um privilegiado. Mas aqui estĂĄ o polĂ­tico que tem de se apressar para o Senado, perto da Piazza Navona, nĂŁo vĂȘ que mudei o meu percurso para poder desfrutar das colunas iluminadas pela primeira luz do amanhecer no Largo Argentina. Ele nĂŁo consegue ver que quando fizemos a rotunda mais bonita de Roma, na Piazza della Repubblica, se ao menos se tivesse debruçado um pouco, teria reparado numa estĂĄtua do Altare della Patria que aparentemente se eleva sobre o cĂ©u no fundo da Via Nazionale. Apanha-se o tĂĄxi como um vĂ­cio, mas sem desfrutar do vĂ­cio. E depois penso na sorte que tenho em poder desfrutar da beleza que me rodeia. Nunca compreenderei porque Ă© que o homem recebeu o dom de ser tĂŁo inteligente, de ser capaz de inventar novas teorias da fĂ­sica, de alcançar a lua, de ser capaz de fantasiar e analisar a realidade graças aos romances, de ser capaz de tocar o cĂ©u com a filosofia e mergulhar na terra graças Ă  geologia. Mas depois Ă© incapaz de apreciar o sol que aquece a pele enquanto caminha atravĂ©s do bairro Monti, a sĂșbita aguaceira que o leva a abrigar-se entre as colunas de San Pietro, um dos poucos pĂłrticos de toda a cidade. Descobriu coisas incrĂ­veis, o homen, e no entanto nĂŁo se consegue apreciar a vista da janela de um tĂĄxi, que o leva a passear ao longo do Tevere, que, passando perto do Colosseo, o leva ao Circo Massimo e depois vai Ă  Ilha do Tevere e admira a Sinagoga do gueto judeu. E a sua cĂșpula emociona-me tanto como a cĂșpula que vejo quando tenho de ir em direção ao Castel Sant’Angelo. Mas eles nĂŁo se importam. Leve-me atĂ© aqui, leve-me atĂ© lĂĄ. Para eles sĂŁo lugares, mas como explicar que tĂȘm sido cenas de guerra, de arte e de bombardeamentos, se vocĂȘ vai ao bairro de San Lorenzo? Como lhes pode explicar que ao descer a Via Vittorio Veneto, hĂĄ algum tempo atrĂĄs, se podia ter encontrado com o Fellini a divertir-se em frente ao Excelsior? Como pode mostrar-lhes que se continuar ao longo dessa rua de celebridades chegarĂĄ a Villa Borghese onde as personagens de Pasolini estavam Ă  procura de experiĂȘncias noturnas? E eu, com o meu tĂĄxi, passo, ainda me comovo agora para ver os FĂłruns imperiais ao pĂŽr-do-sol ou a Piazza Trilussa cheia de jovens rapazes, as cores do bairro Garbatella assim como o Gianicolo Ă  noite, quando acompanho os casais que se beijaram perto do olhar corajoso de Garibaldi.  Mas aqui estĂŁo eles, estes dois turistas, assim que entras, que te olham com irritação porque nĂŁo carregaste imediatamente as malas como eles gostariam, porque nĂŁo sabes inglĂȘs perfeito e eles olham para ti com condescendĂȘncia, porque sabes, Ă©s o cocheiro deles e por isso deves ser educado, humilde e gentil. Mas o quanto gostaria de dizer a esta cidade, o quanto gostaria de dizer para vos tirar os olhos daquelas redes sociais que vos mostram o que os outros estĂŁo a comer e o que compraram. Gostaria de dizer: vocĂȘs sĂŁo um casal, na cidade mais bela do mundo, levantam a cara, levantam os olhos e apaixonam-se loucamente. Gostaria de propor onde a levar para jantar, onde a levar para um passeio, em que pequenos becos para lhe mostrar uma igreja que tem obras de Caravaggio, que estĂŁo escondidas em muitas pequenas igrejas de Roma. Entrar no da Piazza Sant’Agostino. Mas para que serve? E ao passar pelo Teatro de Marcello, digo a mim mesmo que a beleza estĂĄ destinada apenas para aqueles que a sabem ver, o amor verdadeiro apenas para aqueles que amam verdadeiramente, e Roma apenas para aqueles que tĂȘm a coragem de sonhar.

Fahrt mit dem Taxi

Eine andere Fahrt, eine andere Runde. Zwei Passagiere steigen ein, sobald die anderen ausgestiegen sind. Der Piazza dei Cinquecento erweist sich mit seiner Lage direkt gegenĂŒber des Bahnhofs Termini, wo die Menschen wegfahren, ankommen, warten und gestresst durch die Gegend laufen, als wahrer Juwel fĂŒr uns Taxifahrer. Ein Cappuccino im CafĂ© Trombetta, ein Cannolo in der Bar daneben, die bekannt fĂŒr ihre sizilianische SpezialitĂ€ten ist, und dann geht’s weiter: ich steige in mein Taxi und reihe mich in die Warteschlange.

Jetzt warte ich darauf, dass ein gestresster Abgeordneter die TĂŒr aufreißt, dass deutsche Touristen verlangen, samt ihren schweren Koffern ins Viertel Trastevere gebracht zu werden, dass Eltern ihr Kind, das weit weg von zuhause studiert, besuchen kommen und sich sagen: „Heute ist ein besonderer Tag, ich nehme mir ein Taxi!“ Und sie haben Recht, fĂŒr mich ist es wahres GlĂŒck und etwas, auf das ich nicht verzichten möchte, auf dem Busfahrstreifen zu fahren, und das Privileg zu genießen, in der schönsten Stadt der Welt zu sein.

Aber der gestresste Politiker, der so schnell wie möglich zum Senat will, welcher sich gleich am Platz Navona befindet, sieht nicht einmal, dass ich die Route gewechselt habe, um die SĂ€ulen am Piazza Argentina unter den ersten Sonnenstrahlen zu bewundern. Er bemerkt noch nicht einmal, dass wir den eindrucksvollsten Kreisverkehr von ganz Rom passieren, auf dem Piazza Repubblica. Wenn er sich doch nur etwas vorgelehnt hĂ€tte, so hĂ€tte er die Statue vom Altare della Patria am Ende der Via Nazionale gesehen, die wirkt, als wĂŒrde sie bis in den Himmel hinaufragen. Man nimmt ein Taxi, um sich selbst Freude zu bereiten, jedoch ohne die Fahrt wirklich zu genießen.

In diesem Moment wird mir klar, welch GlĂŒck ich habe, diese Schönheit, die mich umgibt, schĂ€tzen zu wissen. Ich werde niemals verstehen, warum der Mensch die Gabe der Intelligenz erhalten hat, wodurch er in der Lage ist, neue Physiktheorien aufzustellen, zum Mond zu fahren, TrĂ€ume zu haben und deren RealitĂ€t zu analysieren, mit philosophischen Gedanken den Himmel zu hinterfragen und dank der Geologie die Erde zu verstehen. Und trotz all dem, ist der Mensch nicht fĂ€hig, einfach nur die warmen Sonnenstrahlen zu genießen, wĂ€hrend er durch das Viertel Monti spaziert, oder einen kurzen Regenschauer, der ihn stattdessen dazu bringt, sich hinter den SĂ€ulen von Saint Pierre zurĂŒckzuziehen. Der Mensch hat unglaubliche Dinge entdeckt und dennoch, er schafft es nicht, sich am Ausblick aus einem Taxi zu erfreuen, das ihn auf eine Spazierfahrt entlang des Tibers bringt, wobei es am Kolosseum und am Circus Maximus vorbeifĂ€hrt, an der Insel des Tibers, wo schließlich die Synagoge vom jĂŒdischen Viertel bewundert werden könnte. Seine Kuppel berĂŒhrt mich jedes Mal genauso wie die cupolone, die ich sehe, wenn ich in Richtung Castel Sant’Angelo schaue.

Aber den Menschen, denen ist das egal. Bring mich hier hin, bring mich dort hin. FĂŒr sie sind es nur Orte, aber wie soll man ihnen nur klarmachen, dass das Viertel San Lorenzo ein ehemaliger Kriegsschauplatz ist, geprĂ€gt von Kunst und BombenschlĂ€gen? Wie soll man ihnen erklĂ€ren, dass man bei einem Spaziergang auf der Straße Vittorio Veneto vor einigen Jahren auf Fellini hĂ€tte treffen können? Wie soll man ihnen erklĂ€ren, dass, wenn man der Straße Via dei Divi folgt, die Villa Borghese erreicht, wo die Charaktere von Pasolini’s Werken auf der Suche nach nĂ€chtlichen Abenteuern waren?

Und ich, in meinem Taxi, fahre dort tagtĂ€glich vorbei und bin immer aufs Neue bewegt, die römischen Kaiserforen im Sonnenuntergang, den Piazza Trilussa voll mit glĂŒcklichen Kindern oder die Farben der Garbatella, als auch das Janiculum bei Nacht zu sehen, wĂ€hrend ich verliebte PĂ€rchen kutschiere, die jedoch nur Augen fĂŒr sich haben.

Aber da sind schon wieder zwei Touristen, die einen sofort schief anschauen, wenn man die Koffer nicht so abstellt, wie sie es gerne hĂ€tten, wenn man nicht perfekt Englisch spricht und die mich von oben herab behandeln, weil ich nur der Fahrer bin, weswegen ich wohl höflich, untertĂ€nig und freundlich sein muss. Ihr könnt euch nicht vorstellen, wie gerne ich ihnen nur mehr ĂŒber diese Stadt erzĂ€hlen möchte und ihnen sagen will, dass sie zu viel Zeit in ihren sozialen Netzwerken verbringen, nur um zu kritisieren, was andere essen oder gekauft haben. Ich wĂŒrde gerne sagen: ihr seid hier in der schönsten Stadt der Welt, hebt euren Blick und verliebt euch fĂŒr immer. Ich wĂŒrde ihnen gerne ein Restaurant fĂŒrs Abendessen vorschlagen, Orte, an denen sie spazieren gehen sollten, oder ihnen sagen, in welchen unscheinbaren Straßen sie eine Kirche mit GemĂ€lden von Caravaggio finden können. Geht doch in diese Kirche, die sich am Piazza Sant’Agostino befindet!

Aber zu welchem Zweck? WĂ€hrend ich am Teatro Marcello vorbeifahre, denke ich darĂŒber nach, dass all diese Schönheit wohl nur fĂŒr jene bestimmt ist, die sie sehen wollen. Wahre Liebe ist nur fĂŒr jene gedacht, die die Stadt Rom wirklich schĂ€tzen und nur fĂŒr jene, die noch den Mut haben, zu trĂ€umen.

A taxi ride

Another ride, another race. Two passengers get on as soon as the others have just left. The square called “Piazza dei Cinquecento” is a jewel located just in front of Rome’s Termini station, which has a constant flow of people who arrive, leave, hurry, and wait. After that, I grab a cappuccino at “CafĂ© Trombetta” and one cannolo from the nearby Sicilian bar before getting back into my taxi to start queuing at the taxi rank, waiting for any parliamentarians who might be in a rush, any German tourists who booked a stay in the Trastevere area not knowing how to get there with their suitcases, and for parents who came to visit their child, who is studying away from home, stating: “This time I will take the taxi!”. It is true, I am so lucky to be able to do this, it is something I cannot do without. I ride in the fast tracks through the most beautiful city in the world. However, the politician who is in a hurry to get to the Senate – which is located next to Piazza Navona (Navona’s Square) – does not notice that I have changed way to admire the columns lit up by the first lights of dawn in Piazza Argentina (Argentina’s Square). More, he does not even realize that we took the most beautiful roundabout of Rome, located in Piazza della Repubblica, if he had just leant over a little, he would have noticed a statue of the “Altare della Patria” which seems to dominate the sky at the end of the street “Via Nazionale”. We usually take the taxi for pleasure, but without really taking pleasure in the ride. At that very moment, I have realized how lucky I am to be able to enjoy the beauty that surrounds me. I will never understand why the human being has been given the gift of being so smart, of being able to invent new theories of physics, of reaching the moon, of dreaming and analyzing reality through novels, of touching the sky with philosophy and of diving into the earth through geology. Despite all this, Man is not able to enjoy the sun which warms us up while walking in the Monti district or to enjoy a sudden shower which forces us to take refuge among the Saint Peter’s columns, one of the few arcades of this city. Man has discovered incredible things and yet, he cannot enjoy the view from the window of a taxi which takes him for a long ride along the Tiber, next to the Coliseum and then arrives to Circus Maximus and the Tiber Island to finally admire the Synagogue of the Jewish ghetto. Its dome moves me as much as the “cupolone” I see every time I go to Castel Sant’Angelo. Still, they do not care. Take me here, take me there. They are just places for them, but how can I explain to them that San Lorenzo district has been a scene of war, art, and bombing? How can I explain to them that if they had walked along the Street “Via Vittorio Veneto” a few years ago, they would have met Fellini in front of the Excelsior? And more, if they continue walking along “Via dei Divi”, they will arrive at Villa Borghese where Pasolini’s characters were looking for nocturnal experiences. As far as I am concerned, I always drive next to it and I am still moved to see the Imperial Forums at sunset, the Trilussa Square full of children, the colors of the Garbatella district and the Janiculum at night, when I accompany couples who affectionately smoother each other with kisses near Garibaldi’s brave gaze. Here they are, two tourists who look askance at you, because you have not immediately put their suitcases as they would have liked or because you have not an advanced level of English. They also look down on you because you are only their coachman, therefore you must be polite, humble, and kind. However, you do not know how much I would like to talk about this city and how much I would like to tell everyone to avoid using too much the social networks which only show us what the others are eating and what they have bought. I would like to say: you are a couple and you are in the most beautiful city in the world, so raise your eyes and fall madly in love. I would like to suggest him where to take her for dinner, all the places where he can take her for a walk, and I would also like to tell them in which little alleys they can find a church with a Caravaggio painting. For example, enter the church in Piazza Sant’Agostino (Sant’Agostino’s Square). But what is it for? As I walk next to the Theatre of Marcellus, I tell myself that beauty is only for those who can see it, true love only for those who can truly love, and Rome only for those who have the courage to dream.

Un trajet en taxi

Un autre tour, une autre course. Deux passagers montent alors que les autres viennent de descendre. La Place « dei Cinquecento » s’offre comme un joyau face Ă  la gare Termini de Rome oĂč les personnes partent, arrivent, se pressent et attendent. AprĂšs, un cappuccino au CafĂ© Trombetta et un cannolo au bar d’à cĂŽtĂ© qui a des spĂ©cialitĂ©s siciliennes, puis, je remonte dans mon taxi et me mets dans la file d’attente. En attendant que quelques parlementaires se pressent, que quelques touristes allemands rĂ©servent Ă  cotĂ© de Trastevere sans savoir s’y rendre avec leurs valises, qu’un parent vienne visiter son fils qui Ă©tudie loin de chez lui, en lui disant : « Cette fois je vais me faire plaisir, je vais prendre un taxi ! ». Et c’est vrai, pour moi c’est une chance et c’est quelque chose dont je ne peux pas me passer, je roule dans les couloirs de bus, Ă  travers la plus belle ville du monde, en tant que personne privilĂ©giĂ©e. Mais le politicien pressĂ© pour se rendre au SĂ©nat, qui est rattachĂ© Ă  Place « Navona », ne voit pas que j’ai changĂ© mon itinĂ©raire afin d’admirer les colonnes Ă©clairĂ©es par les premiĂšres lueurs de l’aube sur la Place « Argentina ». Il ne s’aperçoit pas que lorsque nous avons pris le plus beau rond-point de tout Rome, sur la Place de la RĂ©publique, si seulement il s’était penchĂ© un peu plus, il aurait remarquĂ© la statue de « l’Altare della Patria » qui semble dominer le ciel, au bout de la rue « Via Nazionale ». On prend le taxi par plaisir, mais sans vraiment profiter du plaisir. A ce moment-lĂ , je me rends compte Ă  quel point je suis chanceux de savoir profiter de la beautĂ© qui m’entoure. Je ne comprendrai jamais pourquoi l’Homme a reçu le don d’ĂȘtre si intelligent, d’ĂȘtre capable d’inventer de nouvelles thĂ©ories de la physique, d’atteindre la lune, de rĂȘver et analyser la rĂ©alitĂ© grĂące aux romans, de toucher le ciel avec de la philosophie et de plonger dans la terre grĂące Ă  la gĂ©ologie. MalgrĂ© tout cela, l’Homme n’arrive pas Ă  profiter du soleil qui nous rĂ©chauffe pendant qu’on se promĂšne dans le quartier « Monti » ou d’une averse soudaine qui nous pousse Ă  se retrancher parmi les colonnes de Saint Pierre, l’une des rares arcades de toute la ville. L’Homme a dĂ©couvert des choses incroyables et pourtant, il n’arrive pas Ă  profiter de la vue depuis la fenĂȘtre d’un taxi qu’il l’amĂšne faire une promenade le long du Tibre, en passant Ă  cĂŽtĂ© du ColisĂ©e jusqu’au Circus Maximus, l’Ile du Tibre pour enfin admirer la Synagogue du ghetto juif. Et son dĂŽme m’émoi autant que le « cupolone » que je vois quand je vais vers Castel Sant’Angelo. Mais eux, ils s’en fichent. EmmĂšne-moi ici, emmĂšne-moi lĂ . Pour eux, ils ne sont que des lieux, mais comment leur expliquer que le quartier « San Lorenzo » a Ă©tĂ© une scĂšne de guerre, d’art et de bombardements ? Comment leur expliquer qu’en se promenant sur la rue « Vittorio Veneto » on aurait rencontrĂ© Fellini devant l’Excelsior il y a quelques annĂ©es ? Comment leur expliquer que si l’on poursuit sa propre marche dans la rue « via dei divi », on arrive Ă  Villa Borghese oĂč les personnages de Pasolini recherchaient des expĂ©riences nocturnes ? Et moi, avec mon taxi, j’y passe toujours Ă  cĂŽtĂ© et Ă  chaque fois je suis Ă©mu de voir les Forums ImpĂ©riaux au coucher du soleil, la Place « Trilussa » pleine d’enfants ou les couleurs de la Garbatella ainsi que le Janicule la nuit, quand j’accompagne les couples qui s’embrassent prĂšs du regard courageux de Garibaldi. Mais voici deux touristes qui regardent de travers si on ne dĂ©pose pas les valises comme ils l’auraient souhaitĂ©, si on ne parle l’anglais parfaitement et ils me regardent mal aussi parce que, tu sais, je suis leur chauffeur, par consĂ©quent je dois ĂȘtre poli, humble et gentil. Vous ne savez pas Ă  quel point je voudrais vous raconter cette ville et vous dire d’éviter de trop regarder les rĂ©seaux sociaux qui nous montrent que ce que les autres mangent et ce qu’ils ont achetĂ©. J’aimerais bien dire : vous ĂȘtes un couple et vous ĂȘtes dans la plus belle ville du monde, levez vos yeux et tombez Ă©perdument amoureux. Je voudrais leur proposer un restaurant oĂč dĂźner, des endroits oĂč se promener ou encore leur dire dans quelles petites ruelles ils peuvent trouver une Ă©glise avec un tableau de Caravaggio. Entrez dans l’église qui se trouve sur la place « Sant ’Agostino ». Mais Ă  quoi cela sert ? En passant devant le thĂ©Ăątre « Teatro Marcello », je rĂ©flĂ©chis au fait que la beautĂ© est destinĂ©e seulement Ă  ceux qui savent la voir, le vĂ©ritable amour seulement Ă  ceux qui peuvent vraiment aimer et Rome seulement Ă  ceux qui ont le courage de rĂȘver.

Un giro in taxi

Altro giro, altra corsa. Due passeggeri entrano e gli altri se non sono andati. Piazza dei Cinquecento come panorama di attese e partenze, di arrivi e ritardi, davanti alla stazione Termini di Roma.

Cappuccino al CaffĂ© Trombetta e un cannolo dal bar vicino, con squisitezze siciliane. Poi ho preso il mio taxi e mi sono messo in coda. In coda, ad aspettare che qualche parlamentare abbia fretta, qualche turista tedesco abbia prenotato verso Trastevere e non sappia come raggiungerla con le valigie, qualche genitore venga a trovare suo figlio, che studia lontano da casa e allora affermi: «Questa volta mi vizio, prendo il taxi!» Ed Ăš vero, Ăš un vizio, cioĂš, per me, qualcosa di cui non posso fare a meno. Ho le corsie preferenziali, attraverso la cittĂ  piĂč bella del mondo, da privilegiato. Ma ecco che il politico che deve precipitarsi in Senato, attaccato a Piazza Navona, non vede che ho cambiato strada in modo da potermi godere le colonne illuminate dalle prime luci dell’alba a Largo Argentina. Non ci arriva a vedere che quando abbiamo fatto la rotonda piĂč bella di tutta Roma, in piazza della Repubblica, se solo si fosse sporto un pochino, avrebbe notato una statua dell’Altare della Patria che sembra prevalere sul cielo, in fondo a Via Nazionale. Si prende il taxi come vizio, ma senza godere del vizio. E allora penso a quanta fortuna io abbia a saper godere della bellezza che mi attornia. Non capirĂČ mai perchĂ© all’uomo sia stato dato il dono di poter essere cosĂŹ intelligente, di poter inventare nuove teorie della fisica, di arrivare sulla luna, di poter fantasticare e analizzare la realtĂ  grazie ai  romanzi, di poter toccare il cielo con la filosofia e addentrarsi nella terra grazie alla geologia, ma poi non riesca godere del sole che ti scalda la pelle passeggiando per il rione Monti, dell’acquazzone improvviso che ti porta a ritirarti tra le colonne di San Pietro, uno dei pochi porticati in tutta la cittĂ . Ha scoperto cose incredibili, l’uomo, eppure non si riesce a godere la vista dal finestrino di un taxi, che ti porta a passeggio per il lungo Tevere, che, passando vicino al Colosseo, ti porta fino al Circo Massimo per poi andare verso l’isola Tiberina e ammirare la Sinagoga del ghetto ebraico. E la sua cupola mi emoziona quanto il cupolone che scorgo quando devo andare verso Castel Sant’Angelo. Ma a loro non importa. Portami qui, portami lĂ . Per loro sono posti, ma come spiegare che sono stati scenari di guerra, di arte e di bombardamenti, se si va verso il quartiere di San Lorenzo? Come spiegare loro che passeggiando per Via Vittorio Veneto, qualche tempo fa, avresti beccato Fellini che se la spassava davanti all’hotel Excelsior? Come poter dimostrare loro che se prosegui per quella via dei divi arrivi a Villa Borghese dove i personaggi di Pasolini cercavano esperienze notturne? E io, con il mio taxi, ci passo affianco, mi commuovo ancora adesso a vedere i fori imperiali al tramonto o piazza Trilussa piena di ragazzetti, i colori della Garbatella cosĂŹ come il Gianicolo di notte, quando ci accompagno le coppiette che si sbaciucchiano vicino allo sguardo coraggioso di Garibaldi.

Ma eccoli questi due turisti, appena entrati, che ti guardano con stizza perchĂ© non hai subito caricato le valigie come avrebbero voluto, perchĂ© non sai un inglese perfetto e ti guardano con sufficienza, perchĂ© sai, sei il loro cocchiere e quindi devi essere educato, umile e gentile. Ma quanto vorrei raccontare questa cittĂ , quanto vorrei dire di levare gli occhi da quei social che ti fanno vedere cosa gli altri stiano mangiando e cosa si siano comprati. Vorrei dire: siete una coppia, nella cittĂ  piĂč bella del mondo, alzate il volto, innalzate lo sguardo e innamoratevi perdutamente. Vorrei proporgli dove portarla a cena, dove portarla a passeggiare, in quali vicoletti farle vedere una chiesa con Caravaggio, che si nasconde in molte chiesette a Roma. Entra in quella in Piazza Sant’Agostino. Ma a cosa serve?  E mentre passo vicino al teatro Marcello mi dico che la bellezza Ăš giustamente destinata a chi sa vedere, il vero amore solo a chi lo puĂČ veramente provare e Roma solo a chi ha il coraggio di sognare.

La grande storiella di Avocado in riviera

Posso sicuramente scommettere che un qualsiasi turista, andando in Liguria, possa immaginarsi, che so io, di mangiare un buon pesto, una buona focaccia o del buon pesce. Ma sono sicura che rimarrebbe stupito nel vedere tutto un terreno, a Ospedaletti, che per intenderci sta a meno di 6km da Sanremo, colmo di alberi di avocado. E invece, ve lo garantisco, Ăš tutto vero. Questa Ăš la grande storiella di Umberto e Cristina che, grazie ad un padre dal pollice verde invidiabile, e tanti giri in Spagna, per tutta la costa del Sol, nel 2003, hanno preso, totalmente a caso, una pianta di avocado. Da lĂŹ, grazie all’aiuto della nonna, che aveva fatto altri piantini, che erano stati poi innestati, sono nate altre tre o quattro piante, sempre della stessa varietĂ . Ora sono circa sette quelle grosse: quattro della varietĂ  Hass e tre della varietĂ  Fuerte.

Umberto: Fino allo scorso anno li mangiavamo noi o li regalavamo. E mangiavamo veramente tanto avocado: erano tredici piante piĂč piccole e sette grosse.

Chi ha avuto l’idea di fare una vera e propria produzione da vendere?

Umberto: Molti ce lo consigliavano. Ma l’idea vera e propria si Ăš consolidata in quarantena. Avevo finito gli studi, lavoravo con mio padre e un po’ come te, per Grandi Storielle, per non abbattermi dal periodo che stavamo vivendo, un giorno mi sono messo quasi per caso a disegnare un logo e a creare la pagina, senza dire niente a nessuno. Poi, la cosa Ăš rimasta ferma per un po’, anche perchĂ© al tempo non avevo nulla da vendere. Ne avevamo giusto venduti cinquanta, ma quasi per caso, e solo ad un euro l’uno.

Regalati praticamente.

Cristina: SĂŹ, ma era per provare.

E ha avuto successo.

Umberto: Sì. E a settembre io ho comprato altre piante, con l’aiuto di mio padre e di un francese.

Un francese??

Cristina: Sì, Claude. Devi sapere che abbiamo una piccola casa al mare che gli affittiamo. E lui adora la costa azzurra e la costa ligure confinante e così, parlandoci e chiacchierandoci, mio padre gli aveva parlato del nostro terreno e della coltivazione e lui aveva deciso di dare una mano. È un tipo particolare ed ha vissuto in Israele, terra dell’avocado per eccellenza. E pensa che ci ha pure piantato una pianta d’avocado israeliano!

Nonostante allora l’aiuto di questo simpatico Claude, ogni quanto scendete?

Cristina: Nostro padre circa due volte al mese. Per esempio adesso Ăš giĂč. E quando scendiamo, in generale, raccogliamo solo l’avocado che ci hanno richiesto o che siamo sicuri di consumare.

Torniamo quindi alla storia. Lo scorso autunno vengono piantate altre piante, ma non era ancora attiva nessuna idea di vendita?

Umberto: C’era già la pagina. Ma poi avrei iniziato a lavorare, non sapevo bene come fare. In ogni caso le ho piantate e si iniziava ad avere un’idea di vendere avocado. Credo che sia stato questo pensiero ad avermi portato a comprare altre piante.

Cristina: Da lì in avanti ci siamo un po’ attivati a pensare a come poterli vendere: dal prezzo, alla gestione della vendita. Abbiamo iniziato, quindi, a farci domande su come impostare la pagina, alla creazione di pacchetti per venderli. E all’inizio ci sembrava tutto complicatissimo.

Voi coltivate in Liguria, ma distribuite soprattutto in Piemonte, per ora. Quindi avete un corriere?

Cristina: Questo fa giĂ  capire molte cose: i corrieri siamo noi. E per ora non siamo ancora attrezzati per spedizioni distanti da casa nostra, nonostante ci siano arrivate richieste anche dalla Lombardia e dal Veneto.

Quest’idea mi piace. Mi piace l’idea che vi prendiate il tempo per capire come gestire in modo intelligente anche la spedizione, per esempio. Sappiamo infatti che vi sia stato, negli ultimi anni, un boom di richieste per questo frutto. È una vera e propria moda. Ne parla molto bene e con grandi criticità la blogger ggalaska in questo articolo, in cui definisce l’avocado come l’oro verde del nostro tempo e tratta delle problematiche collegate alla coltivazione intensiva di questo frutto.

Oro verde: la guerra per l’avocado. Autrice: Giorgia Pagliuca, conosciuta come GGalaska.

Umberto: Ne siamo ben consapevoli. Ha portato per esempio il problema del disboscamento oppure lo sfruttamento della coltivazione che riempie le tasche dei Narcos.

Quindi trovo che la vostra proposta sia anche etica e vada in contrapposizione rispetto all’avocado che troviamo in alcuni supermercati, che hanno una provenienza improbabile, che costa poco ma che, diciamolo, molte volte non ù neanche buono.

Umberto: Molte persone che ci hanno contattato lo fanno per una questione etica.

Cristina: Ormai sono sempre di piĂč le persone attente a questo punto di vista. E ovviamente preferiscono la nostra offerta, rispetto a quella che arriva dal Messico e dal Brasile. Sicuramente anche per il viaggio che fanno e per i prodotti che danno al frutto.

Umberto: E poi a Ospedaletti riescono a essere coltivati, perchĂ© il terreno Ăš pietroso ma molto fertile. Calcola che se le temperature vanno sottozero anche solo per una notte c’ù il rischio che la pianta muoia. Infatti d’inverno, quelle piccole le copriamo con il velo da sposa.

Cristina: In Liguria ù ancora poco sviluppata la coltivazione degli avocado, anche per la questione delle temperature. Infatti, in Italia, le coltivazioni di avocado si trovano quasi tutti al Sud, come in Puglia, Calabria e Sicilia, dove c’ù un clima mite e caldo.

Quindi potreste essere tra i primi in questa zona e potreste coprire richieste da parte del nord Italia. E da voi quanto costa un avocado?

Cristina: C’ù stato un grande dibattito. Noi siamo sempre abituati ad averlo in casa. E non avendolo mai comprato, non ci capacitavamo di venderlo a prezzi alti. E poi era il primo anno
 Non sapevamo bene
 E quindi abbiamo deciso, per ora,  2 euro ad avocado.

Umberto: Che a noi sembrava giĂ  tanto, non avendoli mai comprati.

Cristina: Ma tutti ci dicono di alzare i prezzi, che in molti supermercati li trovi sempre a due euro.

Sicuramente per il servizio a domicilio, si potrebbe chiedere di piĂč. Voi li portate proprio a casa delle persone che fanno richiesta, giusto?

Cristina: SĂŹ, mi accordo direttamente con il cliente. A proposito, domani mi tocca andare a Torino, devo chiamare quelli che hanno fatto richiesta.

Umberto: Noi raccogliamo una volta al mese e poi, in base al raccolto, riscriviamo a tutti quelli che hanno fatto richiesta, per portare il prodotto a domicilio. Ora con il covid, sono tutti a casa ma poi
 E infatti adesso..

Scoop?

Cristina: Ahahah, sĂŹ abbiamo una novitĂ . A Chieri, il Wine Cavour ha proposto di creare un “menĂč avocado”. Volevamo fare una giornata di inaugurazione ma, vista la situazione, ora Ăš impossibile. I due proprietari, molto giovani, hanno messo su questo locale da poco e tengono molto alla ricerca e alla qualitĂ  del prodotto. Si interessano a piccole realtĂ  della nostra zona, specialmente se gestite da giovani.

Per ora Avocado in riviera rimane un secondo lavoro? DiventerĂ  qualcosa in piĂč? O semplice passione?

Cristina: Per il momento non potremmo neanche permettercelo come unico lavoro!

Umberto: ChissĂ , magari quando cresceranno quelle che ho piantato.. perĂČ credo rimanga una passione
 ma chi lo sa. Io per ora sono anche un po’ spaventato. L’altra mattina ne abbiamo raccolti piĂč di trecento, con solo quattro piante.

Cristina: Manodopera, per ora tutto gratis ovviamente eh!

Umberto: Quando avremo molte piĂč piante come faremo? A me ogni tanto spaventa. E poi perdiamo anche molto tempo nella raccolta.

Cristina: -Quello Ăš abbastanza grande?- – Quello lo lasciamo ancora un po’?- Sappiamo  che quelli piccoli potrebbero diventare ancora piĂč grandi. Abbiamo una particolare attenzione.

Umberto durante la raccolta dell’avocado.

Mi hanno poi spiegato tutto: come cresce il fiore, quando fa i primi frutti e che per molto tempo rimangono perfetti sulla pianta per mesi: dall’inverno fino a giugno senza marcire, perchĂ© l’avocado finisce la sua maturazione quando lo raccogli. E allora mi Ăš sembrato giusto chiedere se avessero mai provato un avocado, comprato al supermercato.

Umberto: Io no.

Cristina: Ah sĂŹ una volta mio padre perchĂ© ne aveva preso uno gigante. Non abbiamo mai fatto il confronto, effettivamente. La prossima volta proviamo, entrambe le varietĂ . Fuerte Ăš piĂč delicato e Hass piĂč consistente, vediamo se anche al supermercato Ăš cosĂŹ.

Comunque ù un’attività che ha la possibilità di esistere per tutta la vostra vita?

Umberto: Mio padre ha la passione vera, perĂČ Ăš una cosa che Ăš capitata e che abbiamo capito che valeva la pena valorizzare. Fa piacere perchĂ© ha delle potenzialitĂ  e ci permette di conoscere altre realtĂ  simili alla nostra.

Certo che ha del potenziale, anche economico. Se vai in giro, un semplice avocado toast lo paghi anche dieci euro. E poi siete nel boom della moda.

Cristina: Esatto ù questo il punto. Ci siamo ritrovati in questo boom, in cui l’avocado va tantissimo, con tanto avocado coltivato per passione al mare e così abbiamo deciso di iniziare!

PerĂČ ecco quando parlavo di un possibile secondo lavoro, pensavo a questa coltivazione che Umberto ha deciso di aumentare e alle possibili richieste anche in tutto il Nord Italia!

Cristina: SĂŹ. Abbiamo tante nuove piante che hanno dall’uno ai tre anni, che crescono e tra poco faranno i frutti. Quando andranno in produzione
 potremmo venderli  non piĂč ai privati ma magari a locali oppure botteghe, ma Ăš ancora tutto da decidere.

Tutta la famiglia partecipa alla produzione e a questa nuova attivitĂ ?

Umberto: SĂŹ, tutto parte da mio padre. Lui Ăš veramente appassionato, guarda anche documentari sull’avocado, ci dedica molto tempo. Nostra mamma, ogni tanto, ci riserva qualche consiglio da buona agronoma quale Ăš. Ma dal momento che facciamo tutto tramite Instagram, siamo io e Cristina a gestire la raccolta e la vendita. 

Ecco, a proposito, come va questo rapporto tra fratello e sorella?

Umberto: Tutto sommato andiamo d’accordo, ma abbiamo le nostre litigate eh!

Cristina: Eh sì, all’inizio dovevamo fare le foto, seguire la pagina Instagram, ù stato faticoso, non sapevamo bene. E poi era un periodo complicato. Io stavo scrivendo la tesi, Umbi stava cambiando lavoro. Pensa che la prima litigata, questa te la devo proprio raccontare, era dovuta al fatto che avessimo deciso di valutare insieme le prime prenotazioni che ci arrivavano su Instagram. Umbi era andato a dormire ma io ero troppo eccitata e quindi ho continuato a leggere i messaggi che stavamo ricevendo e avevo risposto. Ma lui mi ha subito beccata, cavolo! E mi ha bloccato l’accesso alla pagina fino al mattino seguente!

Questa cosa mi ha fatto molto ridere. Ma credo in realtĂ  di aver capito il perchĂ©: mi piace quest’idea che rimanga “tutto in famiglia”, con una gestione ancora provvisoria, possiamo dire, assolutamente genuina, in tutte le sue declinazioni. Cristina Ăš sempre raggiante quando ne parla e dedica tempo e passione per tutta la parte grafica e “social” del progetto. E inoltre Ăš stata proprio lei a trovare il nome per questa attivitĂ ! Umbi, credo sia proprio un po’ appassionato. Alla fine le piante nuove le ha prese lui, il logo lo ha fatto lui, lavoro ne ha sicuramente messo, aiutato anche da quello che mi sembra essere un gigante buono francese dal nome Claude.

Die Kreuzung der GefĂŒhle

Stellt euch eine große Kreuzung vor, an der viele Straßen aufeinandertreffen. Einige von ihnen wirkten, als wĂ€ren sie gewaltige Umfahrungsstraßen aus Beton; andere waren schmale, kurvige Wege mit großen Schlaglöchern; dann gab es welche, die von GrasflĂ€chen und bunten Blumen, die sich ihren Weg durch den Asphalt gebahnt hatten, umgeben waren. Diese Beschreibungen treffen aber nur auf ein paar der Straßen zu. WĂŒrde ich euch nur die unzĂ€hligen Straßen, die aus Richtung Westen kamen, beschreiben, hĂ€tte ich keine Zeit, diese Geschichte zu erzĂ€hlen. Eines hatten diese vielen Wege aber gemeinsam: sie fĂŒhrten alle zu jener riesigen Kreuzung. Es war unmöglich, zu verstehen, wer hier Vorrang hatte, wie man die Kreuzung ĂŒberqueren sollte, wer stehenzubleiben hatte, wem man die Schuld geben sollte, wenn zu frĂŒh losgefahren wurde oder wer eigentlich langsamer fahren hĂ€tte sollen. Im Zentrum von dem was ich als Straßenkreuzung bezeichne – oder wie auch immer man sich das Beschriebene vorstellen will – stand ein Verkehrspolizist.

Nachdem wohl noch nie jemand etwas Derartiges gesehen hat, nicht einmal in den grĂ¶ĂŸten StĂ€dten dieser Welt, musste er der Einzige sein, der mir weiterhelfen konnte. Doch wie konnte ich nur der einzigen Person, die mir diese Situation erklĂ€ren konnte, nĂ€herkommen? Nach ein paar Auf- und Abs, kurz laufen, dann wieder stehenbleiben und dazwischen gehen, erreichte ich endlich den Polizisten.

„Ist dir bewusst, was du angerichtet hast?“, schimpfte er sogleich.

„Es tut mir leid, ich verstehe nicht
“

„Ah, du verstehst also nicht. Schau doch, was du mit Nostalgie gemacht hast. Sie hat ja sowieso schon Probleme, zu beschleunigen, nachdem sie von dem Roller, auf dem Melancholie sitzt, verdrĂ€ngt worden ist. Wenn du sie auch noch ablenkst, wird sie nie wieder starten können! Und dann
 warte kurz. Wut, kannst du nicht sehen, dass die Ampel rot ist? Rot gilt fĂŒr alle, auch fĂŒr dich! Sag mir nicht, dass du es nicht gesehen hast, ich glaube dir nicht.“

„Tut mir leid fĂŒr die Frage, aber alle haben gerade rot, oder?“

„Nein, dreh dich nach Norden. Siehst du, wer von dieser großen Straße kommt? Ihr Name ist Ausdauer. Sie darf weiterfahren, sie hat die Maut gezahlt. Komm schon, beeil dich SchĂŒchternheit! Die Ampel wird gleich orange, fahr weiter, solange noch grĂŒn ist! Gib Gas! Da ist noch eine, Ausbildung. Heutzutage zögert sie immer, weiterzufahren: sie zögert und fĂ€hrt dann in die falsche Richtung. Und da ist es, dieses jĂ€mmerliche Etwas. Die Reue schon wieder.“ Auf einmal nahm er eine Trillerpfeife hervor und begann, energisch hineinzupusten. „Dieses Mal bekommst du einen Strafzettel! Du glaubst, du kannst dich davonschleichen, nur weil dein Name Neid ist? Kannst du nicht sehen, dass das eine Einbahn ist? Aber dir sind die Verkehrsregeln ja anscheinend egal – pass auf, sonst hast du wieder einen Unfall mit Ausbildung, wie letztes Mal!“

„Entschuldigen Sie mich fĂŒr die Frage, Herr Polizist, aber wer ist dieses Auto mit den vier Pfeilen?“

„Das ist die Liebe. Ich habe sie aus dem Verkehr gezogen, weil ich sie nicht mehr ausgehalten habe. Sie war immer mit ihrem Freund, namens Verliebtheit, unterwegs, wobei sie an dieser Kreuzung viel Schaden angerichtet haben. Wenn die Liebe hier war, fingen alle an, sich merkwĂŒrdig zu verhalten. Sogar die Wut, die normalerweise immer selbstbewusst ist, war ganz verwirrt. Die Einzige, die die Liebe in den Griff bekommt, ist die Eifersucht. Sie verhĂ€lt sich meistens unauffĂ€llig, aber ist immer dabei, die Liebe zu stören. Kommt schon, fahrt weiter! Jetzt ist der Anstand dran. So bitte, bewegt euch! Spaß, Unterhaltung, legt den Gurt an und glaubt ja nicht, ihr könntet diese Straße nehmen, nur um der VerrĂŒcktheit zu folgen! Wagt es ja nicht! Ah, da kommt mein Kollege, um mich abzulösen. Sie werden sehen, was das fĂŒr ein Chaos wird. Auf Wiedersehen, Miss.”

Dann, nachdem er mir auf ĂŒberraschende Weise die Hand gekĂŒsst hatte, ging er gelassen davon. Und da war schon der neue Polizist, der mich stĂŒrmisch umarmte und offensichtlich entzĂŒckt darĂŒber war, einen Besucher zu haben.

„Na gut, dann geht’s los. GrĂŒnes Licht fĂŒr alle!”

Auf einen Schlag war ein ohrenbetĂ€ubender LĂ€rm zu hören, von all den GefĂŒhlen, die kamen und gingen, eine plötzliche Wende machten und blindlings herumfuhren. Ich wollte natĂŒrlich sofort eine ErklĂ€rung fĂŒr diese neue Art der Verkehrsregelung, da bemerkte ich, dass der Polizist nicht mehr neben mir war. Ich drehte mich um und sah ihn neben Freundschaft, Zuneigung, Schmerz, Charisma und Hoffnung stehen, die alle versuchten, die Liebe und die Eifersucht auseinanderzubringen, die sich aber nicht vom Fleck bewegen wollten. Als er zurĂŒckkam, wirkte er betrĂŒbt.

„Keine Chance, sie ist stĂ€rker als ich. Wenn ich da bin, hört die Eifersucht auf gar nichts.“

„Warum? Sollten sie eigentlich nicht alle auf dich hören?“

„Nein mein Liebes. Alle hören nur auf den Verstand.“

„Der Verstand?“

„Ja, der Polizist von vorhin. Jeder hört nur auf die Befehle von Verstand. Weißt du mein Liebes, mein Name ist Herz und in Zeiten wie diesen ist es schwierig fĂŒr jene, die sich nur von mir leiten lassen.“

Le carrefour des Ă©motions

Un croisement de routes. Certaines semblaient ĂȘtre de grands boulevards : larges, goudronnĂ©s et imposants ; d’autres, en revanche, semblaient ĂȘtre des ruelles Ă©troites, tortueuses, avec de petits virages et de grands trous. D’autres encore prĂ©sentaient des touffes d’herbes et quelques fleurs colorĂ©es. Et ceci n’est que la description d’un seul cĂŽtĂ© du carrefour : si je devais vous parler de toutes les rues qui venaient de l’Ouest, je n’aurais pas le temps de raconter ma petite histoire. Toutes ces rues menaient Ă  un trĂšs grand carrefour. Il Ă©tait impossible de comprendre qui avait la prioritĂ©, comment on devait le traverser, qui devait s’arrĂȘter, qui Ă©tait Ă  blĂąmer pour avoir repris la route et tournĂ© tout de suite et qui, au contraire, aurait dĂ» ralentir. Au centre de ce que nous pourrions dĂ©finir un carrefour – en effet je ne sais pas vraiment comment le dĂ©crire- il y avait un agent de la circulation. Puisque personne n’avait jamais rien vu de similaire, mĂȘme dans les plus grandes villes du monde, il fallait lui demander. Comment pouvais-je me rapprocher de la seule personne qui serait capable de m’expliquer le fonctionnement du carrefour ? AprĂšs avoir couru, je me suis arrĂȘtĂ© d’un coup et j’ai marchĂ© Ă  nouveau et j’ai finalement atteint le policer.

-VoilĂ , est-ce que vous voyez ce que vous avez fait ? – me reprocha-t-il immĂ©diatement, sans mĂȘme me regarder dans les yeux.

-Je ne comprends vraiment pas
-

-Oh, vous ne comprenez pas. Regardez Ă  quoi vous avez rĂ©duit la Nostalgie ! Elle a dĂ©jĂ  du mal Ă  accĂ©lĂ©rer, vu qu’elle est encore ancrĂ©e Ă  cette espĂšce de moto qu’est la MĂ©lancolie. Si tu lui coupe la rue, elle ne repartira jamais ! Et puis
attends une seconde. Toi, la ColĂšre, tu ne vois pas que le feu est rouge ? Il est rouge pour tout le monde, y compris pour toi. Ne me dis pas que tu ne l’as pas vu, car je ne te croirais pas.

-Excusez-moi de vous demander, mais je pense que c’est rouge pour tous, n’est-ce pas ?

-Non, retourne-toi vers le Nord. Tu vois qui arrive de cette grand-route-là ? Elle s’appelle la PersĂ©vĂ©rance. Elle peut passer, elle a son tĂ©lĂ©pĂ©age. Elle l’a mĂ©ritĂ©. Allez la TimiditĂ©, le feu est sur le point de devenir orange, allez-y maintenant qu’il est encore vert ! Allez, allez-y. En voici une autre, l’Education. Ces jours-ci elle hĂ©site toujours Ă  conduire : elle prend la mauvaise direction, elle se montre hĂ©sitante. Et la voilĂ , cette gamine. DĂ©solĂ©e, une fois encore. –

Tout Ă  coup, il sortit son sifflet et commença Ă  faire sortir tout l’air de ses poumons – Je vais t’infliger une contravention cette fois, je m’en fiche. Il n’est pas possible que tu sortes en douce ainsi seulement parce que ton prĂ©nom est l’Envie.  Tu n’as pas vu que cette rue Ă©tait Ă  sens unique ? Mais toi, tu ne te soucis pas de rĂšgles et tu Ă©tais sur le point d’avoir un accident avec le Bonheur, comme cela arrive presque toujours.

-Excusez-moi, Monsieur le policier, qui est cette voiture avec les quatre flĂšches ?

– Il est l’Amour. C’est moi qui lui aie enlevĂ© l’huile. On en pouvait plus. Il est toujours en train de se balader avec tous ses amis, les « Amoureux », et il n’a fait que des dĂ©gĂąts sur ce carrefour. Quand l’Amour passait, tout le monde commençait Ă  se comporter bizarrement. Et mĂȘme la ColĂšre, qui est normalement trĂšs sĂ»re d’elle, n’arrivait Ă  plus rien comprendre. Seulement la Jalousie Ă©tait capable de dominer un peu l’Amour. Si vous l’avez remarquĂ©, la Jalousie est toujours au deuxiĂšme rang pour l’embĂȘter. S’il-vous-plaĂźt, circulez. C’est le tour de la Vertu. Alors s’il-vous-plaĂźt, circulez. La DĂ©termination, en voici une autre. Divertissement ! Amusement, attache ta ceinture et n’ose pas prendre la route pour suivre Folie ! N’ose vraiment pas en ce moment ! Voici l’autre agent. Mon ennemi par excellence. Tu verras maintenant quelle catastrophe. Au revoir, Mademoiselle. –

Et il partit comme ça, d’un air posĂ©, aprĂšs un surprenant baisemain. Et voici le nouveau policier : il me serre fort dans ses bras et il est trĂšs Ă©mu d’avoir des visiteurs.

-Trùs bien, commençons alors. Feu vert pour tout le monde. –

Tout Ă  coup, j’entends un bruit assourdissant, un mouvement continu d’émotions qui vont et viennent, font marche en arriĂšre et se dĂ©placent. Je voulais immĂ©diatement demander des explications sur cette nouvelle façon de diriger la circulation, mais je me suis rendu compte que le policier n’était plus lĂ . Je me suis retournĂ© et je l’ai vu Ă  cĂŽtĂ© de l’AmitiĂ©, l’Affection, la Douleur, le Charisme et la Foi. Eux, ils cherchaient Ă  soulager l’Amour et Ă©loigner la Jalousie, qui ne voulait pas se dĂ©placer. Et maintenant, il revenait d’un air dĂ©solĂ©. – Rien Ă  faire, il est plus fort que moi. Quand je suis lĂ , la Jalousie n’écoute pas. –

-Pardon, mais pourquoi ? Ne devraient-ils pas tous vous obĂ©ir ? –

-Non, ma chĂ©rie. Tout le monde n’obĂ©it qu’à l’Esprit. –

-L’ Esprit ? –

– Oui, l’agent d’avant. Tout le monde obĂ©it aux ordres de l’Esprit ! Tu sais, moi je suis le CƓur, et les temps sont durs pour ceux qui ne se laissent guider que par moi. –