Monologo di una ragazza stufa

Ecco io mi sento di dire che l’amore di questi anni sia molto, molto difficile. Innanzitutto perché non si sa bene cosa si vuole, non avendo avuto il tempo di imparare a conoscersi, non si sa neanche come presentarsi all’altro. Ci attacchiamo delle identità che troviamo carine, ci influenziamo a vicenda non capendo che quello che crediamo ispirazione sia in realtà un limite. Ascoltiamo musica che altri ci suggeriscono, ci vestiamo più o meno nello stesso modo e anche quando vogliamo trasgredire, lo facciamo sempre in gruppo, rifacendoci comunque a un ideale che, per quanto trasgressivo, rimane impersonale ed esterno. Non sappiamo bene quello che ci piace, non sappiamo bene se stiamo andando a quell’evento solo per non stare a casa, se conosciamo quella persona solo per sentirci meno soli, se guardiamo quel film perché almeno sappiamo cosa fare. E allora si va a tentoni, si barcolla per una strada piena di vetrine illuminate, un sentiero piano, piatto, senza una luce verso il fondo, che non sembra arrivare mai a una destinazione. Ci ubriachiamo con alcol scadente pur di sentirci liberi da ogni preoccupazione, e fa ridere che proprio nel nostro momento di ebrezza, di massima libertà abbiamo come primo pensiero quello di scattarci una foto. Fa ridere, molto. Non ci piacciono più le imperfezioni, o almeno non ci piacciono le imperfezioni che non vanno di moda. Che bella quella modella che ha gli incisivi superiori separati, diventa una moda. Ci ritroviamo la sua foto nella rivista della sala di attesa di qualche agenzia assicurativa o dal pediatra e diventa una piccola icona e la gente sarebbe capace di buttare via anni di apparecchio per avere di nuovo una fessura tra i denti. Ci imbellettiamo con trucchi consigliati da burattini delle grandi compagnie, ci togliamo ogni pelo del nostro corpo, gesticoliamo con forza per mostrarci sicuri ma poi non ci lamentiamo se gli assorbenti costano sempre di più, non ci interroghiamo sul fatto che la pillola del giorno dopo sia uno dei farmaci che ha subito uno tra i maggiori rialzi economici di questi ultimi anni. Ci laviamo i capelli tutti i giorni, compriamo tutine aderenti per chiuderci in una palestra per poi prendere la macchina per tornare a casa. Mangiamo avocado, sushi a volontà, beviamo la Diet Coca e non leggiamo nulla, non approfondiamo nulla, non ci arrabbiamo per nulla. Andiamo a concerti dove cantiamo di un amore che non conosciamo, o che fingiamo di conoscere e spendiamo capitali interi sui costumi da bagno, che sembrano essere la nuova macchina mangiasoldi della moda. Ci lamentiamo abbastanza, ma non ci arrabbiamo mai. Siamo stressati, annoiati, schifati ma mai rivoluzionari, mai propositivi, mai delusi. Vivacchiamo credendo di poter vivacchiare in eterno, credendo che l’inerzia sia la molla dell’esistenza. E che importa se sono fidanzata senza essere innamorata? Che importa se cade un altro governo, io cosa ci posso fare? Che importa se aumenta di qualche grado la temperatura, se si mangiano le fragole a febbraio, se un calciatore guadagna più di un medico. Cosa cambia se prendo la frutta già inserita in un imballaggio di plastica, cosa importa se non pago il biglietto dell’autobus o se non leggo un libro da anni. Tutto è concesso, tutto va bene. Tanto se le cose vanno male mica è colpa mia. E allora capite che non si può parlare d’amore in un mondo di indifferenza, perché fare l’amore vuole dire fare la differenza. Perché amare significa non solo scegliere ma anche cambiare. Amore è incontro. Tutto quello che si fa per amore non è altro che un incontro: un abbraccio, un bacio, una carezza, le dita della mano incrociate con quelle dell’altra mano. Imboccare un bambino è un incontro, dormire vicini è un incontro, io che tengo la mano di mio nonno è un incontro, una forma d’amore. Ma anche incontrarsi sembra diventare sempre più complicato. Sembriamo essere sempre così indaffarati, così disorganizzati. Sembra che non ci sia mai tempo a sufficienza, invece è tutto lì, sulle nostre spalle, e ci pesa come un macigno.

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