Il viaggio più breve di sempre

Classica situazione del venerdì pomeriggio. Finite le lezioni, Marco usciva con alcuni suoi compagni di classe. A dire la verità usciva con loro solo per poter stare con Chiara: intraprendente, solare, interessante. Lui, invece, si definiva molto maturo, e quindi troppo noioso, e quindi per nulla bello. Inoltre, era timido. Di una timidezza che si prende cura dell’intimità e dell’introspezione, ma che non va molto di moda al liceo. Si parlava della verifica dell’ultima ora di lezione, della prossima festa di istituto, e di quante birre comprare per la serata a casa di una certa Monica. Nulla di interessante. Come sempre, secondo il punto di vista di Marco. E mentre sentiva il borbottare dei compagni di sottofondo, mentre sentiva Chiara ridere di gusto, mentre il rumore del tram si confondeva con il vociare delle persone che passavano sotto i portici di piazza Castello, a Torino, lui fissava quel muro, quell’angolo del muro.

«Scusate un attimo» Marco si accomiata. Si allontana dal gruppo. “Ma cos’è?” non riesce a smettere di pensarci da quando lo ha visto. Gli altri amici lo guardano in maniera sospettosa: «Ma cosa fa?» Vicino ad un telefono pubblico dismesso, c’era un biglietto giallo. A penna vi era scritto: “Se non sei felice, sei nel posto sbagliato. Vai in piazza San Carlo e cercami in un posto sicuro.” Marco si volta, gli altri lo osservano. «Scusate ragazzi, arrivo subito.» Incurante di quello che avrebbero pensato, torna indietro e imbocca via Roma. Piazza San Carlo è molto grande. La gira tutta, in lungo e in largo. Non trova nulla. Si siede al centro della piazza, sotto la statua. Un posto sicuro? Marco alza lo sguardo. Davanti a lei ci sono le due chiese, simbolo della piazza. “Ma certo…” Si alza di scatto e vicino al portone della chiesa a destra, indovinate un po’? Un altro bigliettino giallo.

“Usare il cervello è il primo passo per essere felici. Il secondo è il viaggio. Tutto dritto.” Via Roma oltrepassa Piazza San Carlo per arrivare fino a Porta Nuova. È una delle stazioni della città: inizio o fine di un viaggio. Marco corre verso la meta. Al suo ingresso principale, non trova nulla. “E ora? Proviamo quello laterale.” Eccolo, il biglietto giallo. Questa volta recita così: “Non sempre il modo per raggiungere un obiettivo è quello più scontato. Per essere felici bisogna trovare strade alternative, bisogna trovarle insieme con qualcuno. È importante incontrarsi, sedersi con qualcuno e conoscerlo, siamo tutti attori di una storia.” Marco ha già capito: bisogna tornare indietro, bisogna andare davanti al teatro. Proviamo con quello più vicino: teatro Carignano. Sul vaso della pianta all’ingresso, c’è un biglietto giallo.

“L’importante, per essere felici, è saper comunicare.”

E ora? Non c’è l’indizio. Che si fa? Che perdita di tempo. Tutto questo per nulla. “Cosa racconto agli altri ora che torno? Non posso mica dire di aver perso del tempo in questo modo!”

Ma mentre sta tornando verso i suoi amici, imboccando la strada dal verso opposto, si ritrova all’altezza del telefono pubblico. “Ma certo, saper comunicare!” Ispeziona il telefono, guarda sopra e sotto e.. alzando la cornetta, cade un foglio giallo.

“Se sei arrivato fino a qui ci sono due motivazioni: o sei vecchio come me e quindi usi ancora il telefono pubblico, oppure ti ho fatto fare un bel giretto in cerca della felicità. Non ti dico di essere felice subito. Ti dico che se hai iniziato questo viaggio da triste, ora sei ritornato al punto di partenza cambiato, più saggio, più curioso e anche più stanco. Io sono un vecchio brontolone che si diverte a fare questi giochetti. E la prossima volta che troverai un biglietto giallo in giro per la città, lascialo dove si trova, forse altri si sono messi in moto. Ormai il tuo piccolo viaggio è finito: la meta è il punto di partenza, ma è il viaggiatore ad essere cambiato. Ecco il vero traguardo. Buona felicità.”

Tutti gli amici di Marco si erano avvicinati al telefono. «Ragazzi vi devo raccontare quello che mi è appena successo, non ci crederete mai!» E mentre tutti i compagni pendevano dalle sue labbra, e Chiara lo guardava per la prima volta interessata e sorridente, lui si sentiva insolitamente felice.

The shortest journey

It was a typical Friday afternoon. At the end of the classes, Marco hung out with his classmates. To tell the truth, he went out with them only to see Chiara: a dynamic, cheerful and interesting girl. Marco defined himself as a very wise boy, therefore too boring and not handsome at all. In addition, he was shy. A kind of shyness which takes care of intimacy and introspection, but which is old-fashioned at school. On Friday afternoons, they used to talk about the last-hour test, the upcoming school party and the number of beers to buy for the party at Monica’s house. Nothing interesting. As always, from Marco’s point of view. While he was listening to his friends in the background, while he was listening to Chiara laughing whole-heartedly, while the noise of the tram was mingling with the voices of the people walking around Piazza Castello in Turin, he stared at that wall, that precise corner of the wall. 

“Excuse me a moment” Marco takes his leave. He moves away from the group. “What is that?”, he cannot stop thinking about it since he saw it. His friends look at him suspiciously: “What is he doing?”.

Near a disused public telephone, he saw a yellow card with this quote: “If you are not happy, you are in the wrong place. Go to Piazza San Carlo and look for me in a safe place.” Marco turns around, the others keep watching him. “Sorry guys, I will be right back.” Without considering what they will think of him, he turns back and walks down Via Roma. Piazza San Carlo is very big. He finds nothing. He sits in the middle of the square, under the statue. A safe place? Marco looks up. In front of it there are the two churches, the symbol of the square. “Of course…” He jumps up and guess what? Next to the door of the church on the right, he sees another yellow card.

“Using your brain to think is the first step to be happy. The second is the journey. All straight on.” Via Roma, then Piazza San Carlo to reach Porta Nuova. It is the main city train station: the beginning or the end of a journey. Marco runs towards his destination. At its main entrance, he finds nothing. “What now? Let’s try the side entrance .” Here it is, the yellow card: “The way to achieve a goal is not always the most obvious one. To be happy you have to find alternative ways, you have to find them together with someone. It is important to meet other people, to sit down with someone and get to know that person, we are all actors in a story.” Marco has already understood: he has to go back, he has to go in front of the theatre. Let’s try the nearest one: Teatro Carignano. The yellow card is on the plant pot at the entrance.

“In order to be happy, it is important to know how to communicate.”

And now? There is no clue. What can I do? What a waste of time. All this for nothing. “What am I going to tell the others now that I will go back? I cannot say I wasted my time like this!”

However, on his way back to his friends, taking the road in the opposite direction, he finds himself at the payphone. “Of course, knowing how to communicate!” He inspects the phone, looks up and down, and as he picks up the handset, a yellow paper falls out.

“Either you are as old as I am, so you are still using the public phone, or I have taken you on a joy trip in search of happiness. I am not telling you to be happy right away. I am telling you that if you started this journey as a sad man, you have now returned to the starting point as a different person, wiser, more curious and also more tired. I am a grumpy old man who enjoys playing these games. Next time you find a yellow ticket around the town, leave it where it is, maybe others have started up. By now your little journey is over: the destination is the starting point, but it is the traveller who has changed. Here is the real end. Enjoy your happiness.”

All of Marco’s friends had approached the phone. “Guys I have to tell you what has just happened to me, you won’t believe it!”. And while all his schoolmates were hanging on his words, and Chiara looked at him interested for the first time, he felt unusually happy.

Le voyage le plus court de tous les temps

Voici un typique vendredi après-midi. Une fois les cours terminés, Marco sortait avec certains de ses camarades de classe. À vrai dire, il sortait avec eux juste pour voir Chiara : entreprenante, radieuse, intéressante. Lui, en revanche, il se définissait comme très mûr pour son âge, et donc trop ennuyeux et pas beau du tout. De plus, il était timide. Une timidité qui prend soin de l’intimité et de l’introspection, mais qui n’est pas très à la mode au lycée. Pendant les sorties, ils parlaient du dernier contrôle de classe, de la prochaine fête de l’école et du nombre de bières à acheter pour la soirée chez une certaine Monica. Rien d’intéressant. Comme toujours, du point de vue de Marco. Tandis qu’il entendait les marmonnements de ses camarades de classe en arrière-plan, tandis qu’il entendait Chiara rire de bon cœur, tandis que le bruit du tram se mêlait aux voix des gens qui passaient sous les arcades de Piazza Castello à Turin, il fixait ce mur-là, ce coin de mur.

« Excusez-moi un moment », Marco dit au revoir. Il se détourne du groupe. « Qu’est-ce que c’est ? » il n’arrête pas d’y penser depuis qu’il l’a vu. Ses amis le regardent suspicieusement, « Qu’est-ce qu’il fait ? ». Près d’un téléphone public abandonné, il y avait une carte jeune. Il était écrit au stylo : “Si tu n’es pas heureux, tu n’es pas au bon endroit. Va à Piazza San Carlo et cherche-moi dans un endroit sûr ». Marco se retourne, les autres le regardent. « Désolé les gars, j’arrive tout de suite ». Sans se soucier de ce qu’ils auraient pu penser, il fait demi-tour et traverse Via Roma. Piazza San Carlo est très grande. Il en fait le tour, mais il ne trouve rien. Il s’assied au milieu de la place, sous la statue. Un endroit sûr ? Marco lève les yeux. Devant elle se trouvent les deux églises, symbole de la place. « Bien sûr…” », il saute et à côté de la porte de l’église sur la droite, devinez quoi ? Une autre carte jaune.

« Utiliser son propre cerveau est la première étape pour être heureux. Le second est le voyage. Tout droit ». Il traverse Via Roma, ensuite il passe à travers Piazza San Carlo jusqu’à joindre Porta Nuova, la gare centrale de la ville : le début ou la fin d’un voyage. Marco court vers sa destination. A l’entrée principale, il ne trouve rien. « Et maintenant ? Essayons l’entrée de côté ». La voilà, la carte jaune. Cette fois-ci, on lit : « Le moyen d’atteindre un objectif n’est pas toujours le plus évident. Pour être heureux, il faut trouver des moyens alternatifs, il faut les trouver avec quelqu’un. Il est important de se rencontrer, de s’asseoir avec quelqu’un et d’apprendre à le connaître, nous sommes tous les acteurs d’une histoire ». Marco a déjà compris : il faut revenir en arrière, il faut aller devant le théâtre. Essayons le plus proche : Teatro Carignano. Sur la plante en pot à l’entrée, il y a une carte jaune.

« L’important pour être heureux, c’est de pouvoir communiquer ».

Et maintenant ? Il n’y a pas d’indice. Qu’est-ce que je fais maintenant ? Quelle perte de temps. Tout cela pour rien. « Que vais-je dire aux autres maintenant que je suis de retour ? Je ne peux pas dire que j’ai perdu mon temps comme ça ! ».

Toutefois, alors qu’il retourne chez ses amis, en prenant la route en sens inverse, il se retrouve devant une cabine téléphonique. « Bien sûr, pour pouvoir communiquer ! ». Il inspecte le téléphone, regarde au-dessus et en dessous et… en décrochant le combiné, un papier jaune tombe.

« Si tu es arrivé jusqu’ici, il y a deux raisons : et tu es âgé comme moi et donc tu utilises encore la cabine téléphonique et je t’ai emmené à la recherche du bonheur. Je ne te dis pas d’être heureux tout de suite. Je te dis que si tu as commencé ce voyage comme un homme triste, tu as changé en revenant au point de départ : tu es plus sage, plus curieux et aussi plus fatigué. Je suis un vieil homme grincheux qui aime jouer à ces jeux. Et la prochaine fois que tu trouveras une note jaune en ville, laisse-le là où elle est, peut-être que d’autres se sont mis en route. Ton petit voyage est maintenant terminé : la destination est le point de départ, mais c’est le voyageur qui a changé. Voici la véritable arrivée. Je te souhaite beaucoup de bonheur ».

Tous les amis de Marco étaient au téléphone. « Les gars, je dois vous dire ce qui vient de m’arriver, vous n’allez pas le croire ! ». Tandis que tous ses camarades de classe étaient suspendus à chacun de ses mots, et que Chiara le regardait pour la première fois avec intérêt et en souriant, il se sentait étrangement heureux.

A viagem mais breve de sempre

Situação clássica de sexta-feira à tarde. Terminadas as aulas, Marco saía com alguns dos seus colegas de turma. Na verdade, saía com eles apenas para estar com Chiara: engenhosa, alegre, interessante. Ele, por outro lado, definia-se muito maduro, e por isso demasiado aborrecido, e por isso nada bonito. Além disso, ele era tímido. Uma timidez que cuida da intimidade e da introspecção, mas que não está muito na moda no liceu. Falavam da última avaliação da turma, da próxima festa escolar, e de quantas cervejas comprar para a noite na casa de uma certa Monica. Nada de interessante. Como sempre, do ponto de vista de Marco. E enquanto ouvia os murmúrios dos seus colegas de turma ao fundo, enquanto ouvia Chiara a rir às gargalhadas, enquanto o barulho do eléctrico se misturava com as vozes das pessoas que passavam por baixo das arcadas da Piazza Castello em Torino, ele olhava fixamente para aquele muro, aquele canto do muro.

“Desculpem-me um momento”, Marco despede-se. Afasta-se do grupo. “O que é isso?” ele não consegue parar de pensar nisso desde que o viu. Os outros amigos olham para ele com desconfiança: “O que é que ele está a fazer”? Perto de um telefone público fora de uso, havia um cartão amarelo. Em caneta estava escrito: “Se não estás feliz, estás no lugar errado. Vai à Piazza San Carlo e procura-me num lugar seguro”. Marco vira-se, os outros observam-no. “Desculpem rapazes, vou já para aí”. Sem prestar atenção ao que eles teriam pensado, ele volta atrás e toma a Via Roma.  A Piazza San Carlo é muito grande. Dá-lhe a volta, por todo o lado. Ele não encontra nada. Senta-se no meio da praça, debaixo da estátua. Um lugar seguro? Marco olha para cima. Em frente dela estão as duas igrejas, o símbolo da praça. “Claro…” Ela salta para cima e ao lado da porta da igreja à direita, adivinhe? Outro cartão amarelo.

“Usar o seu cérebro é o primeiro passo para ser feliz. O segundo é a viagem. Sempre a direito”. A Via Roma passa pela Piazza San Carlo até Porta Nuova. É uma das estações da cidade: o início ou o fim de uma viagem. Marco corre em direção ao seu destino. Na sua entrada principal, não encontra nada. “E agora? Vamos tentar o lateral”. Aqui está, o cartão amarelo. Desta vez diz: “O caminho para alcançar um objetivo nem sempre é o mais óbvio”. Para ser feliz tem de encontrar formas alternativas, tem de as encontrar em conjunto com alguém. É importante encontrarmo-nos, sentarmo-nos com alguém e conhecê-los, somos todos atores de uma história”. Marco já compreendeu: é preciso voltar, é preciso ir para a frente do teatro. Vamos tentar o mais próximo: Teatro Carignano. Na planta em vaso à entrada, há um cartão amarelo.

“O importante para ser feliz é ser capaz de comunicar”.

E agora? Não há nenhuma pista. O que é que fazemos agora? Que perda de tempo. Tudo isto para nada. “O que vou dizer aos outros agora que estou de volta? Não posso dizer que perdi o meu tempo desta maneira”!

Mas enquanto ele regressa aos seus amigos, na direção oposta, encontra-se na cabina telefónica. “Claro, saber comunicar”! Ele inspeciona o telefone, olha para cima e para baixo e… pegando no auscultador, cai um papel amarelo.

“Se chegaste até aqui, há duas razões: ou és velho como eu, por isso ainda usas a cabine telefónica, ou eu levei-te a dar um passeio em busca da felicidade. Não estou a dizer-te para seres feliz imediatamente. Digo-te que se começaste esta viagem como um homem triste, agora voltaste ao ponto de partida mudado, mais sábio, mais curioso e também mais cansado. Sou um velho rabugento que gosta de jogar estes jogos. E da próxima vez que encontrares um bilhete amarelo pela cidade, deixa-o onde ele está, talvez outros tenham partido. Neste momento, a sua pequena viagem já terminou: o destino é o ponto de partida, mas é o viajante que mudou. Aqui está a verdadeira linha de chegada. Boa felicidade”.

Todos os amigos de Marco aproximaram-se do telefone. “Rapazes, tenho de vos contar o que acabou de me acontecer, não vão acreditar!” E enquanto todos os seus colegas estavam concentrados nas suas palavras, e Chiara olhava para ele pela primeira vez interessada e sorridente, ele sentia-se invulgarmente feliz.

Die kürzeste Reise aller Zeiten

Bestimmt hast du es nicht sofort bemerkt. Eigentlich hat es fast niemand bemerkt. Nur Marco, der gelangweilt in die Ecke jener Mauer starrte, erhaschte einen Blick.

Es war ein typischer Freitagnachmittag. Um ehrlich zu sein, war er nur mit ihnen unterwegs, um Chiara zu sehen: ein dynamisches, fröhliches und interessantes Mädchen. Marco hielt sich selbst für klug, aber deswegen auch für zu langweilig und nicht attraktiv. Außerdem war er etwas schüchtern. Diese Art von introvertierter und höflicher Schüchternheit, die in der Schule als altmodisch angesehen wurde. An Freitagnachmittagen unterhielten sie sich über den letzten Mathetest, das bevorstehende Schulfest und welche Drinks sie für eine Party einer gewissen Monica besorgen mussten. Nichts besonders Aufregendes. Aus Marcos Sicht zumindest. Während er seinen Freunden nur mit halbem Ohr zuhörte, Chiaras herzliches Lachen ihm Gänsehaut verursachte, der Lärm der fahrenden Straßenbahn sich mit den Stimmen der vorbeigehenden Menschen am Piazza Castello in Turin vermischte, starrte er auf diese Mauer, genauer gesagt in die Ecke dieser Mauer.

„Entschuldigt mich für einen Moment“, sagte Marco, während er sich schon von seiner Gruppe fortbewegte. „Was kann das nur sein?“ Er konnte nicht mehr aufhören, darüber nachzudenken, seit er es bemerkt hatte. Die anderen Freunde sahen ihn kurz verwundert an, setzten aber sofort ihre Gespräche fort. Was machte er? In der Ecke, neben einer Telefonzelle, die schon etwas heruntergekommen war, entdeckte er ein gelbes Kärtchen mit folgendem Text:

„Wenn du nicht glücklich bist, bist du am falschen Ort. Geh zum Piazza San Carlo und such nach mir an einem sicheren Ort.“

Marco drehte sich um, die anderen beachteten ihn jedoch kaum. „Tut mir leid Leute, ich bin gleich zurück.“ Ohne darüber nachzudenken, was sie wohl über ihn dachten, drehte er sich um und ging die Via Roma entlang. Der Piazza San Carlo ist ziemlich groß. Er fand dort im ersten Moment nichts Auffälliges. Er saß in der Mitte des Platzes, direkt unter der Statue. Ein sicherer Ort? Marco sah sich um und blickte auf die zwei Kirchen, das Symbol des Platzes. „Das muss es sein…“ Er sprang auf und … natürlich! Rechts neben der Kirchentür fand er ein anderes gelbes Kärtchen.

„Seinen Verstand zu benutzen ist der erste Schritt, um glücklich zu sein. Der zweite ist die Reise. Einfach vorwärts.“

Via Roma, dann Piazza San Carlo, um Porta Nuova zu erreichen. Es war der Hauptbahnhof der Stadt: der Anfang und das Ende jeder Reise. Am Haupteingang fand er nichts. „Was nun? Probieren wir den Seiteneingang.“ Da war er, der gelbe Zettel steckte dieses Mal im Türrahmen: „Der Weg, der zum Ziel führt, ist nicht immer der eindeutigste. Um glücklich zu sein, musst du manchmal Alternativen finden, du musst sie mit jemandem gemeinsam finden. Es ist wichtig, andere Menschen zu treffen, sich mit ihnen zu unterhalten und so diese Personen kennenzulernen – wir alle sind Teil einer Geschichte.“ Marco hatte bereits verstanden, was zu tun war: er musste zurückgehen, er musste beim Theater suchen. Er versuchte das Theater, das am nächsten lag: Teatro Carignano. Im Pflanzentopf am Eingang fand er ein weiteres gelbes Kärtchen.

„Die wichtigste Sache, um glücklich zu sein, ist zu wissen, wie man kommuniziert.“

Und jetzt? Es gab keinen weiteren Hinweis. Was sollte er nur tun? Vielleicht war das ganze einfach nur Zeitverschwendung – all das für rein gar nichts. „Was werde ich den anderen bloß erzählen, wenn ich zurückkomme?“ Für den Rückweg zu seinen Freunden nahm er die gegenüberliegende Straße und fand sich bei der Telefonzelle wieder. „Aber natürlich, wissen, wie man kommuniziert!“ Er untersuchte das Telefon von allen Seiten und als er den Hörer abhob, fiel ein gelbes Kärtchen heraus.

„Entweder bist du so alt wie ich und verwendest noch immer die Telefonzelle oder ich habe dich auf eine Reise auf die Suche nach dem Glück mitgenommen. Ich will dir nicht sagen, dass du sofort glücklich sein wirst. Ich will dir sagen, dass, falls du diese Reise als trauriger Mensch gestartet hast, du nun als eine andere Person zurück zum Startpunkt gekehrt bist; etwas klüger, neugieriger, aber auch müder. Ich jedoch bin nur ein alter Mann, der gerne solche Spiele macht. Nächstes Mal, wenn du ein gelbes Kärtchen in der Stadt findest, lass es an seinem Ort, vielleicht freut sich der nächste darüber. Nun ist unsere Reise zu Ende: der Anfang ist das Ziel, aber der Reisende hat sich verändert. Hier ist das wahre Ende. Genieße dein Glück.“

Marcos Freunde standen inzwischen vor der Telefonzelle und sahen ihn fragend an. „Leute, ich muss euch erzählen, was mir gerade passiert ist, ihr werdet es nicht glauben können!“ Und während seine Freunde begeistert an seinen Lippen hingen, sah ihn auch Chiara zum ersten Mal interessiert an. Plötzlich fühlte er sich außergewöhnlich glücklich.

El viaje más corto del mundo

No lo notabas enseguida. En realidad, nadie se había fijado. Pero él, Marco, mirando
aburrido esa esquina de la pared, lo había vislumbrado.
Típica situación de un viernes por la tarde. Terminadas las clases, Marco salía con algunos
de sus compañeros. En verdad, salía con ellos solamente para estar con Chiara: ingeniosa,
alegre, interesante. El, en cambio, decía que era maduro y, por eso, demasiado aburrido, y
por lo tanto no se consideraba guapo. Además, era tímido. De esa timidez que se preocupa
de la intimidad y de la introspección, pero que no está muy de moda en el instituto.
Se hablaba del examen de la última hora, de la próxima fiesta del instituto y de cuantas
cervezas llevar a casa de una tal Monica. Nada interesante, según Marco. Y mientras
escuchaba el murmullo de sus compañeros de fondo, mientras oía a Chiara reír a
carcajadas, mientras el ruido del tranvía se confundía con el ruido de las personas que
pasaban bajo los porches de la plaza Castello, en Turín, miraba esa pared, esa esquina de
la pared.
«Disculpad un momento» Marco se despide de los demás. Se aleja del grupo. “Pero ¿qué
es?” No puede no pensar en ello desde que lo vio. Los amigos lo miran de manera
sospechosa: «¿Pero qué hace? »
Cerca de un teléfono público fuera de servicio, había una tarjeta amarilla. Con un bolígrafo
habían escrito: “Si no eres feliz, estás en el lugar equivocado. Ve a la plaza San Carlo y
búscame en un lugar seguro.” Marco da la vuelta, los otros lo observan. «Disculpadme,
chicos, enseguida vuelvo». Sin preocuparse de lo que pensaban, se marcha por la calle
Roma. La Plaza San Carlo es muy grande. Da toda la vuelta, a lo largo y ancho. No
encuentra nada. Se sienta en el centro de la plaza, debajo de la estatua. ¿Un lugar seguro?
Marco levanta la mirada. Delante de ella están las dos iglesias, símbolo de la plaza.
“Claro…” Se levanta de golpe y cerca de la puerta de la iglesia a la derecha, ¿podéis
adivinar qué? Otra tarjeta amarilla.
“Usar el cerebro es el primer paso para ser feliz. El segundo es el viaje. Todo recto.” Calle
Roma pasa por plaza San Carlo para llegar hasta Porta Nuova. Es una de las estaciones de
la ciudad: inicio o fin de un viaje. Marco corre hacia la meta. En su entrada principal, no
encuentra nada. “¿Y ahora? Vamos a probar la entrada lateral.” Aquí está, la tarjeta
amarilla. Esta vez dice así: “La forma de lograr un objetivo no siempre es la más obvia. Para
ser felices hay que encontrar caminos alternativos, hay que encontrarlos junto a alguien. Es
importante reunirse, sentarse con esa persona y conocerla, todos somos actores de alguna
historia.” Marco ya ha entendido: hay que volver atrás, hay que ir delante del teatro.
Probemos con el más cercano: teatro Carignano. En la maceta de la planta de la entrada
hay una tarjeta amarilla.
“Lo importante para ser feliz es saber comunicarse.”
¿Y ahora? No hay ninguna pista. ¿Qué se hace? Qué pérdida de tiempo. Todo esto para
nada. “¿Qué les digo a los demás ahora que vuelvo? ¡No les puedo decir que he perdido el
tiempo así!”Pero mientras vuelve hacia sus amigos, por el camino opuesto, se encuentra a la altura del
teléfono público. “¡Claro, saber comunicarse!” Inspecciona el teléfono, mira arriba y abajo y.
al coger el teléfono, cae una hoja amarilla.
“Si has llegado hasta aquí hay dos razones: o eres tan viejo como yo y sigues usando el
teléfono público, o te he hecho dar un paseo en busca de felicidad. No te estoy diciendo que
seas feliz ahora. Te estoy diciendo que, si empezaste este viaje triste, ahora has vuelto al
punto de partida de una forma diferente, más sabio, más curioso e incluso más cansado.
Soy un viejo gruñón que se divierte haciendo estos juegos. Y la próxima vez que encuentres
un billete amarillo por la ciudad, déjalo donde está, porque quizas alguien ha empezado a
buscar.
Ahora tu pequeño viaje ha terminado: el destino es el punto de partida, pero es el viajero
que ha cambiado. Aquí está el verdadero objetivo. Sé feliz.”
Todos los amigos de Marco se habían acercado al teléfono. «Chicos, tengo que contaros lo
que me acaba de pasar, ¡no os lo vais a creer!» Y mientras todos los compañeros estaban
intrigados, y Chiara miraba por primera vez con interés y sonriente, él se sentía
inusualmente feliz.

Pubblicato da Grandi Storielle

Siamo sei ragazze, Carola, Celia, Hannah, Livia, Morena e Sara che si sono conosciute in Erasmus a Chambéry e hanno ora deciso di mettere a disposizione la loro piccola ma grande arte per tutti.

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