Viaggio in tram

Che meravigliosa giornata. Pioveva, era vero, ma Clara era raggiante. Finalmente, dopo molto tempo, qualcuno l’aveva notata. Amava scrivere, fin da quando era bambina. Quando le veniva chiesto : «Allora Clara, hai deciso che cosa vuoi fare con questa laurea in lettere? Con quella ti tocca fare l’insegnante! Pensa che hai pure le vacanze, ma cosa vuoi di più?» Lei osservava il suo interlocutore, dritto negli occhi, e senza la minima esitazione rispondeva: «Io sarò scrittore.» E faceva bene a dire così: uno non può fare o diventare scrittore. Lo può solo essere. La guardavano con commiserazione, e con accondiscendenza, come si fa quando i bambini speranzosi parlano di Babbo Natale. Ma oggi era un grande giorno: con il suo cappottino rosso e un plico di fogli tra le mani, salì sul vecchio tram arancione e andò verso il fondo, per ammirare il paesaggio che si lasciava alle spalle. Era vero, pioveva, ma i fogli non li aveva tenuti in borsa. Li impugnava saldamente, come un baluardo da sventolare al primo moccioso che le avrebbe ancora fatto la ramanzina sulla sua scelta di diventare scrittrice. Appoggiò la fronte al finestrino, e attraverso le gocce che cadevano inesorabilmente, portando via un po’ di fuliggine dal vetro, osservava la città e se la raccontava. Succede sempre così per gli scrittori: ogni immagine si lega indissolubilmente con la parola. Tutto quello che vedono diventa un racconto. E allora, si era voltata e aveva iniziato ad osservare gli altri passeggeri. “Lui potrebbe chiamarsi Luigi, sì, gli sta bene come nome. Alto, biondo, bel ragazzo. Non deve aver chiuso occhio questa notte, forse è ancora un po’ ubriaco. Magari è un saxofonista un po’ bohémien, o magari è semplicemente un festaiolo ancora troppo intontito per rendersi conto che lo sto fissando con indiscrezione. Atteniamoci al personaggio del saxofonista un po’ sbandato con quelle scarpe slacciate e il pacchetto di sigarette che tra poco gli cadrà dalla tasca. Uh ecco un altro bel soggetto: un vecchiettino che, per leggere il giornale, ma che dico leggere, semplicemente guardare un po’ i titoli in grassetto e scuotere la testa, si lecca per bene l’indice della mano destra per cercar di voltare pagina, con fare attento e la fronte corrugata. Qui ci potrebbero essere molti scenari, però come collegarlo con il nostro amico Luigi? No, non va bene. Meglio quella ragazzetta mora laggiù. Timidina, molto carina. Non è solita ad uscire di sera, i suoi genitori non vogliono ancora. Ma le hanno detto che proprio sotto casa sua, ci sarà un concertino jazz dove suona il ragazzo della sua migliore amica, che le implora di non lasciarla sola e guarda a caso, proprio quella sera, i suoi genitori saranno impegnati in una cena di beneficenza dall’altra parte della regione. E… uh aspetta ma quante fermate mancano? Ah bene, ancora due, posso proseguire. Dopo aver ribadito per l’ennesima volta di farlo solo per lei e per il proprio amore verso Duke Ellington, entrano nella sala. La luce è suffusa, i tavolini sono apparecchiati di fronte alla band che improvvisa, si diverte. Poi qui ci metto una bella descrizione del luogo, dei vari musicisti etc.. Finalmente il nostro bel Luigi nota la fanciulla che tiene il tempo facendo molleggiare la gamba accavallata. Sembra intendersene la ragazza. E lei lo osserva, silenziosa, fischiettando il ritornello della canzone e controllando che non vi sia alcun errore. Si esaminano, si analizzano. Parte qualche sorriso ma appena accennato, ancora celato dal ruolo che oramai si sono costruiti e quindi devono entrambi rispettare: lui, grande saxophonista; lei, grande intenditrice e amante della buona musica. Al termine della canzone, sanno perfettamente che si dovranno presentare, che uno dei due dovrà inventarsi qualche stupida scusa per avvicinarsi all’altro. Ancora una fermata. Quindi riprendiamo: lui si avvicina e sorridendo le dice: «Posso sapere il nome della ragazza che mi ha fissato per tutto il tempo?» Hai capito questo Luigi, (che ora sto osservando mentre la testa gli ciondola a destra e sinistra come comandata dal sonno), come possa sorprendere sfoderando inaspettatamente una grande tattica di seduzione! Ma lei mica si fa intimorire e furbamente ribatte: «Mi hai tolto le parole di bocca: anche io avrei voluto sapere il nome di quel musicista che per tenere il tempo controllava la mia gamba.» Sorridono. Ecco la mia fermata.” Fogli nella mano destra, ombrello in quella sinistra, prenota la fermata schiacciando il pulsante con un gomito. Guarda il ragazzo, poi si volta per guardare la ragazza, sospira. Scende sorridendo. E proprio mentre con una sola mano cerca di aprire l’ombrello e con l’altra di non far cadere il suo tesoretto si dice: ‘‘Se solo sapessero di essere innamorati.’’

Travelling by tram

What a wonderful day. It was raining, it’s true, but Clara was radiant. After such a long time, someone had finally noticed her. Since she was a child, she loved writing. When she was asked: “So Clara, have you decided what do you want to do with your degree in literature? You will surely become a teacher! You will also have vacations, what more do you want?”. She looked at her interlocutor straight in the eye and, without the slightest hesitation, she answered: “I will be a writer”. And she was right to say so: one cannot become a writer. One can only be a writer. They looked at her with pity and with docility in the same way as one does when hopeful children talk about Santa Claus. But today was a great day: with her red coat and some sheets of paper in her hand, she got on the old orange tram and went to the back to admire the landscape she left behind her. It’s true, it was raining, but she had not put the sheets of paper in her bag. She held them firmly, like a bulwark that would protect her from the first snotty guy who would still lecture her on her choice to become a writer. She rested her forehead against the window and, through the raindrops falling inexorably, she wiped the steam from the window. This is always the case for writers: every image is inextricably linked with the word. Everything they see becomes a story. And then, she had turned around and started to observe the other passengers. “We could call him Luigi, yes, this name suits him well”. He is a tall, blond and handsome guy. He must not have slept tonight, perhaps he’s still a little drunk. Maybe he’s a slightly bohemian saxophonist, or maybe he’s just a party boy who’s still too dazed to realize that I’m staring at him with indiscretion. Let’s imagine the character of the saxophonist who’s a little bit lowlife, who is wearing untied shoes and has a packet of cigarettes that will soon fall out of his pocket. Ah, here’s another nice subject: a little old man who, in order to read the bold headlines of a newspaper and to shake his head, licks his right-hand index finger to try to turn the page. There could be many scenarios here, but how to connect it with our friend Luigi? No, it doesn’t work. Better that little brunette over there. She is shy, very pretty. She’s not used to going out at night, her parents still don’t want her to. Yet, they told her that right under her house, there will be a jazz concert where her best friend’s boyfriend plays. Her friend begs her not to leave her alone, and surprise, just that evening, her parents will be at a charity dinner on the other side of the region. And… ah wait but how many stops are missing? Ah well, two more, I can go on. After repeating once again to do it just for her and for her love for Duke Ellington, they enter the room. The light is suffused, the tables are set in front of the band that improvises and has fun. Then I put here a nice description of the place, of the various musicians etc.. Finally, our handsome Luigi notices the young girl who is keeping time with the music. He seems to know the girl. And she observes him, silently, whistling the chorus of the song and checking that there is no mistake. They examine each other. They barely exchange some smiles, which are still hidden by the role they decided to play and which now they have both to respect: Luigi, a great saxophonist; Clara, a great lover of good music. At the end of the song, they know perfectly well that they will have to introduce themselves, that one of them will have to invent some stupid excuse to approach the other. One more stop. So, let’s start again: he gets close to her and, while smiling, tells her: “Can I know the name of the girl who has been staring at me the whole time?”. Luigi, (who I’m now observing while his head is hanging from the left to the right directed by sleep) was really able to surprise her with a seduction tactic! However, she does not let herself be intimidated and, cunningly, she answers in this way: “You took the words out of my mouth: I would have known the name of the musician who controlled my leg in order to keep time with the music”. They smile. This is my stop. The papers in her right hand, the umbrella in her left, she reserves the stop by pressing the button with her elbow. She looks at the boy, then she turns around to look at the girl, she sighs. She gets off with a smile on her face. And as she tries to open the umbrella with one hand and, with the other hand, not to drop her little treasure, she says: “If only they knew they were in love”.

Voyage en tramway

Quelle journée magnifique ! Il pleuvait, c’est vrai, mais Clara était radieuse. Enfin, après longtemps, quelqu’un l’avait remarquée. Depuis son enfance, elle aimait écrire. Quand on lui demandait : « Alors Clara, tu as décidé ce que tu veux faire avec ta licence en lettres ? Tu deviendras sûrement professeure ! Comme ça, tu as aussi les vacances, que demander de plus ? ». Elle, elle observait son interlocuteur droit dans les yeux et, sans la moindre hésitation, elle répondait : « Moi, je serai écrivain ». Elle avait raison de le dire de cette façon : on ne peut pas devenir écrivain. On ne peut qu’être écrivain. Ils la regardaient tous avec pitié, et avec complaisance, comme on le fait avec les enfants pleins d’espoir quand ils parlent du Père Noël. Mais aujourd’hui c’était le grand jour : avec son manteau rouge, et ses feuilles à la main, elle monta dans le vieux tramway orange et alla au bout pour admirer le paysage derrière elle. C’est vrai, il pleuvait, mais elle n’avait pas mis les papiers dans son sac. Elle les tenait fermement, comme un rempart qui la protégerait du premier morveux qui lui ferait encore la leçon sur son choix de devenir écrivain. Elle posa son front sur la vitre et, à travers les gouttes qui tombaient inexorablement, elle enlevait en peu de buée du verre, observait la ville et elle se l’imaginait. C’est toujours comme ça avec les écrivains : chaque image est liée au mot de façon indissoluble. Tout ce qu’ils voient devient une histoire. Alors, elle s’était tournée et avait commencé à observer les autres passagers. « Lui, il pourrait s’appeler Louis, oui, ce prénom lui va bien. Grand et blond, un beau mec. Il n’a pas dû dormir de la nuit, il est peut- être encore un peu bourré. Il est peut-être saxophoniste un peu bohémien ou peut-être qu’il est juste un fêtard encore trop étourdi pour réaliser que je suis en train de le fixer avec indiscrétion. Bref, restons sur le personnage du saxophoniste un peu à la dérive avec des lacets défaits et un paquet de cigarettes qui va bientôt tomber de sa poche. Oh, voici un autre beau sujet : un petit vieux qui, pour lire le journal, disons que ce n’est pas vraiment une lecture, mais plutôt pour regarder simplement les titres en gras et secouer la tête, lèche l’index pour essayer de tourner la page, de manière attentive et le front ridé. Dans ce cas-ci il pourrait y avoir de nombreux scénarii, mais comment le rapprocher de notre ami Louis ? Non, cela ne marche pas. Mieux vaut cette petite brune là-bas. Un peu timide, très mignonne. Elle n’a pas l’habitude de sortir le soir, ses parents ne veulent toujours pas. Pourtant, ils lui ont dit que juste en bas de chez elle, il y aura un concert de jazz où le copain de sa meilleure amie jouera. Son amie la supplie de ne pas la laisser seule et, comme par hasard, juste ce soir-là ses parents seront invités à un dîner de charité de l’autre côté de la région. Oh attends, combien d’arrêts il me reste ? Heureusement encore deux, je peux continuer. Après avoir répété une fois de plus de ne le faire que pour elle, et par son amour pour Duke Ellington, ils entrent dans la salle. La lumière est tamisée, les tables sont dressées devant le groupe qui improvise et s’amuse. Ensuite, je mets ici une belle description du lieu, des différents musiciens etc… . Enfin, notre beau Louis remarque la jeune fille qui bat le rythme avec ses jambes croisées. La fille semble s’y connaître en musique. Elle, elle l’observe, silencieuse, en sifflotant le refrain de la chanson, en contrôlant qu’il n’y ait aucune faute. Ils s’examinent et s’analysent entre eux. Il y a à peine un échange de sourires, qui sont encore cachés par les rôles qu’ils ont décidés de jouer et qui doivent tous deux maintenant respecter : lui, il joue le rôle du grand saxophoniste et elle, celui de la connaisseuse et de l’amoureuse de la belle musique. A la fin de la chanson, ils savent parfaitement qu’ils devront se présenter, que l’un des deux devra inventer une excuse stupide afin de se rapprocher de l’autre. Encore un arrêt. Reprenons : lui, il s’approche et, en souriant, il lui dit : « Est-ce que je peux savoir le prénom de cette fille qui m’a fixé tout le temps ? ». Oh là là, ce Louis (que j’observe maintenant alors que sa tête pend de gauche à droite dirigée par le sommeil) a su surprendre en déclenchant de manière inattendue une grande tactique de séduction ! Mais elle, elle ne se laisse pas intimider et, avec ruse, elle répond ainsi : « Tu m’as enlevé les mots de ma bouche : moi aussi, j’aurais voulu savoir le prénom de ce musicien qui contrôlait ma jambe afin de suivre le rythme ». Ils sourient. Voici mon arrêt. Les papiers dans la main droite, le parapluie dans la main gauche, elle réserve l’arrêt en appuyant le bouton avec le coude. Elle regarde le garçon, ensuite elle se retourne pour regarder la fille, elle soupire. Elle descend en souriant. Et, au moment où elle essaie d’ouvrir le parapluie d’une seule main et, de l’autre main, de ne pas laisser tomber son petit trésor, elle dit : « Si seulement ils savaient qu’ils sont amoureux ».

Um passeio de eléctrico

Que dia maravilhoso. Estava a chover, estava, mas Clara estava radiosa. Finalmente, depois de muito tempo, alguém tinha reparado nela. Ela adorava escrever, desde criança. Quando lhe foi perguntado – Então Clara, já decidiu o que quer fazer com esta licenciatura em literatura? Terá de ser um professor, não é? Até tem férias, que mais pretende? Ela estava a olhar para o seu interlocutor, mesmo nos olhos, e sem a menor hesitação respondeu – vou ser escritora – e tinha razão em dizê-lo: não se pode fazer ou tornar-se escritoraSó se pode ser escritor. Eles olharam para ela com pena, e com condescendência, como se faz quando crianças esperançosas falam sobre o Pai Natal. Mas hoje foi um grande dia: com o seu casaco vermelho, e um pacote de papéis nas mãos, subiu no velho eléctrico laranja e foi para as traseiras para admirar a paisagem que deixou para trás. Era verdade, estava a chover, mas ele não tinha guardado os papéis na sua mala. Ela segurou-os firmemente, como um baluarte para acenar ao primeiro pirralho que ainda lhe daria sermões sobre a sua escolha para se tornar escritora. Encostou a testa à janela, e através das gotas que caíram inexoravelmente, tirando um pouco de fuligem do vidro, observou a cidade e falou a si própria sobre ela. É sempre o mesmo com os escritores: cada imagem está indissociavelmente ligada à palavra. Tudo o que eles vêem torna-se uma história. E depois, ela se virou e começou a observar os outros passageiros. “Ele poderia ser chamado Luigi, sim, isso é suficientemente bom para ele. Rapaz alto, louro e bem-parecido. Não deve ter dormido nada esta noite. Talvez ainda esteja um pouco bêbado. Talvez seja um saxofonista ligeiramente boémio, ou talvez seja apenas um rapaz de festa que ainda está demasiado atordoado para perceber que estou a olhar para ele de forma indiscreta. Vá lá, vamos cingir-nos ao carácter do saxofonista um pouco “derrapado com aqueles sapatos desamarrados e o maço de cigarros que em breve cairão do seu bolso”. Uh aqui está outro assunto simpático: um pequeno homem velho que, para ler o jornal, ou melhor, simplesmente para olhar para as manchetes em negrito e apertar a cabeça, lambe o dedo indicador da mão direita para tentar virar a página, com cuidado e uma testa enrugada. Aqui pode haver muitos cenários, mas como ligá-lo ao nosso amigo Luigi? Não, não é bom. É melhor aquele moreninha ali. Tímida, muito bonita. Ela não está habituada a sair à noite, os seus pais ainda não querem que ela saia. Mas alguém lhe disse que mesmo debaixo da sua casa, haverá um concerto de jazz onde o namorado da sua melhor amiga vai tocar, implorando-lhe que não a deixe sozinha e, por acaso, nessa noite, os seus pais estarão ocupados num jantar de caridade do outro lado da região. E, uh, espera, quantas paragens faltam? Ah bem, mais duas paragens, eu posso continuar. Depois de reafirmarem pela enésima vez que o fazem só por ela e pelo seu amor pelo Duke Ellington, entram na sala. A luz é abafada, as mesas são colocadas em frente da banda que improvisa, diverte-se. Depois ponho aqui uma bela descrição do local, dos vários músicos, etc. … Finalmente, o nosso bonito Luigi repara na jovem rapariga que mantém o tempo movendo as suas pernas cruzadas. Ela parecia saber muito sobre música. E observa-o, silenciosa, assobiando o refrão da canção e verificando que não houve engano. Eles examinam-se, analisam-se mutuamente. Há alguns sorrisos mas são ainda escondidos pelo papel que construíram e, portanto, ambos devem respeitar: ele, um grande saxofonista; ela, uma grande conhecedora e amante de boa música. No final da canção, eles sabem perfeitamente que terão de se apresentar, que um deles terá de inventar uma desculpa estúpida para se aproximar do outro. Só mais uma paragem. Então vamos continuar: ele aproxima-se dela e, sorrindo, diz-lhe – Posso saber o nome da rapariga que tem estado a olhar para mim o tempo todo? – Assim o Luigi, (que agora está a observar enquanto acabeça dele está pendurada à esquerda e à direita como se fosse comandada pelo sono) pode surpreendê-la desencadeando inesperadamente uma grande tática de sedução! Mas ela não se intimida e responde com astúcia: – Tiraste-me as palavras da boca: Também eu teria gostado de saber o nome daquele músico que controlava a minha perna para manter o tempo -. Eles sorriem. Aqui está a minha paragem. Folhas na mão direita, guarda-chuva na esquerda, reservar a paragem premindo o botão com um cotovelo. Ela olha para o rapaz, depois para a rapariga, suspira. Ela sai do eléctrico a sorrir. E assim como ela tenta com uma mão abrir o guarda-chuva e com a outra mão não deixar cair o seu pequeno tesouro, diz: “Se ao menos soubessem que estavam apaixonados”.

Reise mit der Straßenbahn

Was für ein wunderbarer Tag! Es regnete, aber Clara strahlte vor Glück. Endlich, nach langer Zeit, war jemand auf sie aufmerksam geworden. Seit ihrer Kindheit liebte sie es, zu schreiben. Oft bekam sie zu hören: „Nun, Klara, was wirst du mit deinem Sprachenstudium machen? Du wirst bestimmt Lehrerin, oder? So hättest du auch in den Ferien frei, was will man mehr?“ Sie sah ihrem Gesprächspartner dann tief in die Augen und, ohne auch nur dem geringsten Zweifel, antwortete: „Ich werde Schriftstellerin sein“. Sie achtete darauf, es richtig zu formulieren, denn man kann nicht Schriftsteller werden, man kann es nur sein. Alle sahen sie dann mit einer Mischung aus Mitleid und Belustigung an, so wie man Kinder ansah, die hoffnungsvoll vom Weihnachtsmann sprachen. Aber heute war der große Tag: mit ihrem roten Mantel und ihren Blättern in der Hand, stieg sie in die alte orangefarbene Straßenbahn und ging bis ans Ende, um das Geschehen hinter ihr beobachten zu können. Es regnete zwar, aber trotzdem hatte sie die Blätter nicht in ihre Tasche gegeben. Sie hielt sie fest vor ihr, als wären sie eine Schutzmauer, die sie vor dem nächsten Narren, der ihr eine Lektion über ihre Zukunft erteilen wollte, beschützen könnten. Sie lehnte ihre Stirn an die Glasscheibe, wischte ein Stück der verschlagenen Fensterscheibe frei und, durch die Regentropfen, die unerbittlich vom Himmel fielen, beobachtete sie die Stadt und begann zu träumen. Es ist immer gleich mit den Schriftstellern: jedes Bild ist auf unauflösliche Weise mit Worten verbunden. Alles, was sie sahen, wurde zu einer Geschichte. Nun hatte sie sich umgedreht und angefangen, die anderen Fahrgäste zu betrachten: Er dort, er könnte Louis heißen, ja, dieser Vorname passt gut zu ihm. Groß und blond, ein gutaussehender Typ. Er hat wohl nicht geschlafen letzte Nacht, vielleicht ist er sogar noch ein bisschen betrunken. Er ist möglicherweise Saxophonist und ein bisschen am Herumstreunen, oder vielleicht einfach nur ein Nachtschwärmer, der noch zu benommen ist, um zu bemerken, dass ich dabei bin, ihn ungehemmt zu beobachten. Gut, bleiben wir bei der Figur des Saxophonisten, der sich etwas dahintreiben lässt mit seinen Schnürsenkeln, die sich gelöst haben und seiner Zigarettenpackung, die bald aus seiner Hosentasche fallen würde. Oh, und da ein anderes spannendes Individuum: ein kleiner alter Mann, der, um seine Zeitung zu lesen, na gut, nicht um sie wirklich zu lesen, sondern viel eher, um die fett gedruckten Titel zu studieren und dabei den Kopf zu schütteln, versuchte, auf eine aufmerksame Weise und mit gerunzelter Stirn, mit seinem Daumen Seite für Seite umzublättern. In diesem Fall könnte es zahlreiche Szenarien geben, aber wie sollten wir ihn nur unserem Freund Louis näherbringen? Nein, das klappt so nicht. Besser ist die kleine Braunhaarige dort. Ein bisschen schüchtern, aber hübsch. Sie sieht nicht so aus, als würde sie am Abend ausgehen, ihre Eltern erlauben es immer noch nicht. Sie hatte aber gehört, dass genau unter ihrer Wohnung ein Jazzkonzert stattfinden sollte, wo der Freund ihrer besten Freundin spielen würde. Ihre Freundin hatte sie gebeten, sie nicht allein zu lassen, und, wie durch Zufall, waren ihre Eltern genau an jenem Abend zu einer Benefizveranstaltung auf der anderen Seite der Stadt eingeladen. – Oh, Moment, wie viele Stationen bleiben mir noch? Zum Glück noch zwei, ich kann fortsetzen. Nachdem sie sich selbst mehrere Male sagte, dass sie es nur ihrer Freundin zuliebe und wegen ihrer Bewunderung für Duke Ellington machte, betreten die beiden Mädchen den Konzertraum. Das Licht ist gedämpft, die Tische sind vor der Band aufgestellt, die improvisiert und sich dabei offensichtlich amüsiert. Hier füge ich dann eine schöne
Beschreibung des Ortes, der verschiedenen Musiker etc. ein… Endlich, unser gutaussehender Louis erblickt das junge Mädchen, das mit seinen überkreuzten Beinen im Rhythmus klopft. Das Mädchen wirkt, als würde sie sich in der Musik wiederfinden. Sie sieht ihn an, stumm, während sie den Refrain des Liedes mitpfeift, bedacht darauf, ja keinen Fehler zu machen. Sie mustern sich gegenseitig und studieren den jeweils anderen. Es gibt einen kaum merklichen Austausch von Lächeln, das aber noch von ihren Rollen verdeckt wird, die sie sich entschieden haben, zu übernehmen: Er spielt die Rolle des großen Saxophonisten und sie die der Musikkennerin und -liebhaberin. Am Ende des Songs wissen beide ganz genau, dass sie den anderen kennenlernen müssen, dass einer von ihnen eine schlechte Ausrede erfinden würde, um sich dem anderen zu nähern. Noch eine Haltestelle. Setzen wir fort: er kommt auf sie zu und sagt lächelnd: „Darf ich den Namen des Mädchens erfahren, dass mich die ganze Zeit beobachtet hat?“. Oh, dieser Louis (dem ich übrigens gerade zusehe, wie sein Kopf noch schlaftrunken von links nach rechts baumelt) hat es geschafft, zu überraschen mit seiner unerwarteten Verführungstaktik! Aber sie lässt sich nicht einschüchtern und erwidert mit Schlagfertigkeit: „Du hast mir die Worte aus dem Mund genommen. Ich möchte zuerst den Namen des Musikers wissen, der mir dabei zugesehen hat, wie ich mit meinen Beinen dem Takt gefolgt bin.“ Sie lächeln. Und da, meine Haltestelle. Die Blätter in der rechten Hand, den Regenschirm in der linken, drückte sie mit ihrem Ellenbogen den Halteknopf. Sie betrachtete noch einmal den Jungen, dann drehte sie sich um, um das Mädchen anzusehen und seufzte. Beim Aussteigen hatte sie ein Lächeln ins Gesicht geschrieben. Und, während sie versuchte, mit einer Hand den Regenschirm zu aufzuspannen und mit der anderen ihren Schatz gut festzuhalten, murmelte sie: „Ach, wenn sie doch nur wüssten, dass sie verliebt sind.“

Pubblicato da Grandi Storielle

Siamo sei ragazze, Carola, Celia, Hannah, Livia, Morena e Sara che si sono conosciute in Erasmus a Chambéry e hanno ora deciso di mettere a disposizione la loro piccola ma grande arte per tutti.

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