Una domenica come le altre

La televisione rimaneva accesa nonostante il divano vuoto. Anita, sul balcone, urlava al telefono e gesticolava, come a dimostrare la sua innocenza, anche fisicamente, ad una persona di fronte a lei. Tra un singhiozzo e l’altro, continuava a ripetere che era arrabbiata anche lei, che le dispiaceva molto. Le doveva credere, glielo avrebbero giurato. Tra un pensiero e una giustificazione arrancata sul momento, aveva abbassato la voce. Ora diceva solo: «Sì, è vero. Sì, mi avevi avvertita mamma, scusa.» Valerio, al tavolo del soggiorno, dava le spalle al televisore, puntando il suo sguardo all’orologio appeso vicino alla libreria. Ad un orecchio arrivavano i titoli del telegiornale. All’altro orecchio, le urla della moglie, prima; il bisbigliare sommesso, dopo. Le lancette sembravano rallentate, affaticate anche loro dal tempo trascorso in settimana. Con uno sforzo quasi inimmaginabile, finalmente, la lancetta dei minuti completa il giro. Sono le due in punto, è ora. Valerio si alza, prende il giubbotto, e nell’arco di qualche secondo il cane, chiamato Mammut per la sua stazza fuori dal comune, gli gironzola tra le gambe, scodinzolando. Valerio gli attacca il collare, si volta per guardare oltre alla vetrata, vede Anita piangere e, sbuffando, apre deciso la porta e la sbatte. È arrivata la sua ora d’aria. Giù per le scale, pensa quanto abbia fatto bene a rifiutare categoricamente il pranzo dalla suocera. Arrivato al secondo piano, si chiede da quanto tempo non abbia nemmeno più il desiderio di toccare sua moglie. Al piano terra, ha realizzato la fine prossima del suo matrimonio, l’umiliante contratto di lavoro che ha appena accettato per far contenta la moglie e la suocera (di quel matrimonio che sta per finire) e del fatto che comunque, in fondo, tutto questo non gli crei gran fastidio. Arrivato al cancello del condominio, ha realizzato che no, non solo tutto questo non gli dà gran fastidio: di tutto questo non gliene frega nulla. Un cenno al vicino, un sorriso ad un altro passante con il cane, seguito dal momento di imbarazzo mentre i due animali si annusano a vicenda.  E poi si arriva al parco, puntuale, come ogni domenica, alle due e un quarto. Seduto sulla solita panchina, lanciando la solita pallina rossa. L’idea del cambiamento lo innervosisce; l’idea di sua moglie che mugugna in balcone, lo irrita; l’idea di un lavoro sgradevole, lo fortifica nella sua indifferenza più totale. Con gli occhi puntati su Mammut, Valerio rimane pensieroso, annoiato. «Lei ha proprio un bel cane, lo sa?» Il giovane ragazzo spalanca un sorriso aspettando qualche tipo di frase di ringraziamento. Valerio alza le spalle e un po’ sorridendo ribatte: «Mah è un cane normale». Il giovane inizia a giocarci. Valerio guarda divertito. Il ragazzo gli si siede poi accanto. Tira fuori il cellulare, e segue le notizie. Con il pollice e l’indice zooma sullo schermo, balbettando qualche frase tipo: «Fammi un po’ vedere come siamo messi…» per poi ammettere a voce più alta: «Questa non è una domenica come tutte le altre eh.» Valerio si volta: litigata con la moglie, passeggiata con il cane, malessere. Forse si riferisce al tempo? Eppure, è una giornata primaverile in piena linea con la stagione. Questa è esattamente una domenica come tutte le altre, per lui. Deve solo sbrigarsi a tornare a casa prima dell’inizio delle partite di calcio.  «Lei è già andato?» Valerio realizza in quel preciso momento. 

«No, non ci vado mai. Tanto non cambia mai nulla.»

«Forse è perché lei non ci va.»

«Lei, invece? Ci è andato?»

«Ah no, neanche io».

«Vede, allora siamo uguali». 

«Non credo. Quando dopo anni, riuscirò a ricevere la mia tessera elettorale e sarò riconosciuto cittadino italiano, non mancherò ad un solo appuntamento, perché avrò giurato di essere fedele a questa Repubblica».

Valerio non parla, guarda fisso e intanto perde il fischio di inizio della partita della sua squadra. Quella non è una domenica come tutte le altre. Quella è la domenica in cui un uomo che non voleva andare a votare ed un uomo che non poteva andare a votare sedevano, nel parco, in centro città, su una panchina che almeno quella domenica, in quella ricorrenza, sarebbe dovuta rimanere vuota. 

A Sunday like any other

The television remained on, despite the empty couch. Anita, on the balcony, was shouting over the phone waving her hands, as though she wanted to prove her innocence, even physically, to a person in front of her. While sobbing, she kept on repeating that she was angry too, that she was very sorry. She had to believe her; they would have sworn to her. Between thoughts and excuses she had invented on the spot, she lowered her voice. Now she only said, “Yes, this is right. Yes, you warned me, mum; I am sorry”. Valerio, sat at the living room table, was turning his back to the television set, looking at the clock near the bookcase. One ear was listening to the news headlines. The other one was hearing his wife screaming, first; the soft whispering, later. The hands seemed to slow down, exhausted by the time spent during the week. The minute hand finally completes the turn after a lot of effort. It is two o’clock on the dot. Valerio gets up, takes his jacket and, within seconds, the dog (called Mammoth because of its abnormal size) hangs around his legs, wagging its tail. Valerio puts the collar on the dog and, when he looks through the window, he sees Anita crying and, grumbling, opens the door wide and slams it. Now he can breathe some fresh air. Down the stairs, he thinks how right he was to refuse his mother-in-law’s lunch. Once on the second floor, he wonders how long it has been since he has even had the desire to touch his wife. On the ground floor, he realized the imminent end of his marriage, the humiliating work contract he had just accepted to make his wife and mother-in-law happy (of that marriage which is about to end) and the fact that all this does not bother him much anyway. Once at the gate, he realized that not only does all this not bother him that much, but also, he does not care about it. Greetings to the neighbor, a smile to another passer-by with the dog, followed by the moment of embarrassment when the two animals sniff each other. He finally arrives at the park, right on time, like every Sunday, at a quarter past two. He sat on the usual bench, throwing the usual red ball to the dog. The idea of change stresses him; the idea of his wife who moans on the balcony irritates him; the idea of an unpleasant job fortifies him in his utter indifference. With his eyes on Mammoth, Valerio keeps on being thoughtful, bored. “You have a really nice dog, do you know that?”. The young boy smiles, waiting for some kind of gratitude. Valerio shrugs his shoulders and with half a smile, replies, “It is a normal dog”. The young man starts playing with it. Valerio looks at the situation and he is amused. The boy then sits down next to him. He takes out his mobile phone and follows the news. With his thumb and forefinger, he zooms in on the screen, saying something like: “Let me see how we’re doing…” and then admits in a louder voice: “This Sunday is not like any other”. Valerio turns around: quarrel with his wife, walk with the dog and discomfort. Perhaps is he talking about the weather? Yet, it is a spring day in step with the season. This is just like any other Sunday for him. He just has to hurry up home before the football matches start. 

 “Have you ever been there?”. Valerio realizes at that precise moment. 

“No, I never go there. Nothing ever changes anyway”.

“Maybe you have to give it a try”.

“What about you? Have you ever been there?”

“No, me neither”.

“Do you see? We are exactly the same”. 

“I do not think so. When, after years, I finally manage to receive my voter’s card and I am recognized as an Italian citizen, I will not miss a single appointment, because I will have sworn to be faithful to this Republic”.

Valerio does not speak; he just stares and meanwhile misses the whistle for the start of his team’s match. This is not a Sunday like any other. This is the Sunday on which a man who did not want to go to vote and a man who could not go to vote sat, in the park, in the city-center, on a bench that, on this Sunday at least, should have remained empty. 

Um domingo como outro qualquer

A televisão permanece ligada, apesar do sofá vazio. Anita, na varanda, grita ao telefone e gesticula, como para provar a sua inocência, mesmo fisicamente, à pessoa que está à sua frente. Entre os soluços do seu choro, repete sempre que ela também está zangada, que lamenta muito. Tem de acreditar nela. Entre pensamentos e desculpas encontradas no momento, ela tem baixado a sua voz. Agora apenas diz: “Sim, é isso mesmo. Sim, avisaste-me mãe, desculpa”. Valerio, à mesa da sala de estar, está de costas para a televisão, dirigindo o seu olhar para o relógio pendurado perto da estante.

A um ouvido chegam as manchetes do noticiário. Ao outro, os gritos da mulher, antes; o sussurrar fraco, depois. Os ponteiros parecem abrandar, também cansados pelo tempo passado durante a semana. Com um esforço quase inimaginável, finalmente, o ponteiro dos minutos completa a sua volta. São duas em ponto, está na hora. Valerio levanta-se, pega no seu casaco, e dentro de alguns segundos o cão (chamado Mamute por causa do seu tamanho fora do comum) passa-lhe entre as pernas, enquanto abana a cauda. Valerio põe-lhe a coleira, volta-se para olhar pela janela, vê Anita chorar e, soprando em pretexto, abre a porta firme e fecha-a. Chegou a sua hora de ar. Ao descer as escadas, pensa em como foi acertada a decisão de recusar categoricamente o convite de almoço da sogra. Ao chegar ao segundo andar, ele pergunta-se há quanto tempo é que não tem sequer o desejo de tocar na sua esposa. No rés-do-chão, apercebe-se do fim iminente do seu casamento, do humilhante contrato de trabalho que tinha acabado de aceitar para fazer a sua esposa e sogra felizes, e do facto de tudo isto não o incomodar muito de qualquer forma. Uma vez no portão do edifício de apartamentos, dá-se conta de que não, não só tudo isso não o incomoda: ele nem sequer se importa com isso. Um aceno ao seu vizinho, um sorriso a outro transeunte com um cão, seguido do momento de embaraço enquanto os dois animais se cheiram um ao outro. E depois vai-se para o parque, mesmo a tempo, como todos os domingos, às duas e um quarto. Sentado no banco habitual, lançando a habitual bola vermelha. A ideia de mudança enerva-o; a ideia da sua mulher a gritar na varanda, irrita-o; a ideia de um trabalho desagradável, fortifica-o na sua total indiferença. Com os olhos postos no Mamute, Valerio permanece pensativo, aborrecido. “O senhor tem um cão muito simpático, sabe?” O rapaz espalha um sorriso, à espera de algum tipo de frase de agradecimento. Valerio encolhe os ombros e com um meio sorriso responde: “É um cão normal”. O jovem começa a jogar com ele. Valerio olha divertido. O rapaz senta-se, então, ao seu lado. Pega no seu telemóvel e segue as notícias. Com o polegar e o indicador, faz zoom no ecrã, gaguejando algumas frases como: “Vejamos a situação…” e depois admite, em voz mais alta: “Isto não é um domingo como qualquer outro, hã?”. Valerio volta-se: discussão com a sua mulher, passeio com o cão, mal-estar. Talvez se esteja a referir ao tempo? No entanto, é um dia de Primavera de acordo com o calendário. Isto é como qualquer outro domingo para ele. Ele só tem de se apressar para casa antes do início dos jogos de futebol.  “O senhor já foi?” Valerio apercebe-se nesse preciso momento. 

“Não, eu nunca lá vou. Nada muda, de qualquer maneira”.

“Talvez seja porque o senhor não vai”.

“E quanto a ti? Já foste?”

“Ah não, eu também não”.

“Como vês, então somos iguais”. 

“Acho que não. Quando, daqui a uns anos, conseguir receber o meu cartão eleitoral e for reconhecido como cidadão italiano, não perderei nem uma eleição, porque terei jurado ser fiel a esta República”.

Valerio não fala, apenas olha fixamente e, entretanto, perde o apito inicial da partida da sua equipa. Este não é um domingo como qualquer outro. Este é o domingo em que um homem que não quer ir votar e um homem que não pode ir votar estão sentados no parque, no centro da cidade, num banco que, pelo menos nesse domingo, deveria ter ficado vazio. 

Pubblicato da Grandi Storielle

Siamo sei ragazze, Carola, Celia, Hannah, Livia, Morena e Sara che si sono conosciute in Erasmus a Chambéry e hanno ora deciso di mettere a disposizione la loro piccola ma grande arte per tutti.

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