La lezione stava per cominciare. I bambini e le bambine, seduti ai corrispondenti banchi, ridevano, chiacchieravano e urlavano. Entrata in classe, tra le feste degli studenti, la maestra Maria si era posizionata alla cattedra e aveva chiesto un po’ di silenzio. Debora, in seconda fila, aveva già aperto il quaderno rosso, quello della sua materia preferita,italiano.
«Oggi, ragazzi, faremo un bellissimo gioco. Come vedete alle mie spalle ci sono due lavagne. In cima alla prima cosa c’è scritto, Fabio?»
«esse i enne o enne i emme i».
«Che diventa?»
«SIENNONIMI».
«Quasi: sinonimi. E nell’altra lavagna invece? Cosa troviamo?»
«Contrari, maestra». Risponde subitamente Debora.
«E allora, che cosa sono i sinonimi e contrari? I sinonimi e contrari sono degli amici e dei nemici. Una cosa molto simile a te, è tua amica; una cosa molto distante da te è tua nemica. Viene considerato sinonimo, una parola che si può sostituire ad un’altra: amica è sinonimo di compagna, per esempio. Il contrario è invece l’opposto della parola: nemica è il contrario di amica. Facciamo un po’ di esempi così sarà tutto più chiaro».
Debora alza la mano: «Maestra ma perché se una cosa è contraria da te è tua nemica?»
«No, ma era un modo di dire per farvi capire… Ora forse con degli esempi riesco a spiegare meglio. Allora, scriviamo nella prima lavagna la parola CORRETTO. Un sinonimo di corretto è GIUSTO. Un contrario di corretto è SBAGLIATO».
L’ora prosegue senza troppe difficoltà, se non quelle della maestra Maria, che si promette di non arrivare mai più impreparata anche ad una tranquilla lezione di italiano, alle elementari. Le domande dei bambini sono sempre le più difficili da gestire, perché sono le più pure. Alza lo sguardo verso Debora che ha finito il suo compito e la fissa dritta negli occhi. Quando gli sguardi si incrociano, alza la mano. «Maestra ho una brutta domanda.» «Debora non esistono domande brutte. Chiedi pure.» Debora si alza, si avvicina alla cattedra per dire a bassa voce, alla sua insegnante, che ha fatto una scoperta sui sinonimi e contrari ma non può dirla a voce alta. Allora avvicina proprio la sua bocca all’orecchio di Maria: «Ma allora mio fratello Daniele è disabile perché è il contrario di abile?» Si guardano. Maria dice che questa domanda non è brutta. La invita ad andare al suo posto. Si alza, prende un gessetto rosso e scrive nella prima lavagna la parola “ABILE”. Si rivolge alla classe e vuole sapere tutti i sinonimi.
«Capace».
«Bravo».
«Che sa fare le cose».
«Possiamo allora dire competente? Giusto? Bene, ora passiamo al suo contrario. Debora secondo te qual è il suo contrario?»
“Disabile.»
«Esatto, ma anche incapace, inesperto, incompetente. Ora proviamo a fare delle frasi e voglio incominciare io. Io sono molto abile ad insegnare ma sono disabile nel calcio. Andiamo avanti, tu, Margherita in cosa sei abile e in cosa sei disabile?» «Io maestra sono abile nel disegno ma disabile nei calcoli. È giusto dire così?»
Fabio non ci sta: «Ma maestra noi non siamo disabili.»
Maria guarda Debora, che rimane ben diritta sulla sua sedia e la continua a fissare, quasi con aria sfidante. L’insegnante allora dice che la vera definizione di “disabile” è proprio quella di non essere abile a fare qualcosa. Questa è la sua prima definizione: è un termine che nasce come contrario di qualcos’altro. Proprio per questo motivo, tutti possono essere abili in qualcosa e disabili in qualcos’altro e proprio per questo motivo sarebbe sbagliato usarlo anche per le persone, in generale. Non esistono persone abili e persone disabili: esistono persone con abilità e con disabilità. «Effettivamente, mentre vi guardo vi vedo sinonimi, perché siete compagni, amici e studenti eppure avete delle caratteristiche che sono contrarie. Debora è bionda, Marta è mora. Io sono altissima, Fabio è basso. Andrea è riccio, Luca ha i capelli lisci. Ci possono essere dei piccoli elementi contrari in tutti noi. Ma sono delle caratteristiche: come le abilità e le disabilità.» Debora ci pensa un attimo e dice: «Io, per esempio, so camminare ma mio fratello no… però io non sono brava in matematica, mentre lui sì, tantissimo, ve lo giuro! Io sono una schiappa con i numeri…»
«Allora, allora ragazzi la campanella sta per suonare quindi segniamoci i compiti per dopodomani. Scrivete delle caratteristiche che sono dei sinonimi e dei contrari a delle caratteristiche di un vostro membro della famiglia o della classe. Faccio un esempio con mio fratello, per capirci meglio. Io sono molto simpatica e mio fratello è molto divertente. Questo è un sinonimo. Poi, io sono molto atletica mentre mio fratello è molto pigro. Questo è un contrario. Io ho l’abilità di poter camminare, mio fratello ha la disabilità di non poter camminare, proprio come Daniele». Debora fissa la maestra, incredula. Fabio, il vero impavido della classe, chiede: «Allora anche suo fratello è disabile? Anzi no scusi, ha qualche disabilità?» «Sì. E pensa che anche lui è bravissimo in matematica come tuo fratello Daniele, cara Debora. Lo vedete alla fine siamo tutti un po’ sinonimi». Maria si gira verso la studentessa e le fa l’occhiolino. Allora anche Debora chiude solo l’occhio destro e sorride.



